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Provincia di Como, emergenza animali selvatici. “Recinzioni divelte, colture danneggiate e rischio crescente sulle strade”

Sul fronte dell’emergenza fauna selvatica in provincia di Como “è finito il tempo dell’osservare, a fronte dell’urgenza di agire”.

È una visione comune emersa dagli interventi che hanno unito a Menaggio agricoltori, tecnici e istituzioni di ogni livello, con la presenza – fisica e in dialogo diretto con la platea – dell’assessore all’agricoltura della Regione Lombardia Alessandro Beduschi.

L’incontro, introdotto e moderato dal direttore di Coldiretti Como Lecco Rodolfo Mazzucotelli, si è aperto con l’intervento del vice prefetto di Como Lucrezia Loizzo, che ha sottolineato come il tema sia stato posto con forza all’attenzione istituzionale anche attraverso i comitati per la sicurezza.

“Il territorio comasco è fortemente diversificato – ha evidenziato – con aree industriali e zone ampiamente boscate che favoriscono la crescita della fauna selvatica. Occorre intervenire con politiche non solo di contenimento, ma anche con strumenti di dissuasione per evitare che gli animali arrivino fino alle abitazioni”. Loizzo ha ricordando che il problema riguarda a 360 gradi l’intera provincia, e si è impegnata a riportare direttamente al prefetto Corrado Conforto Galli le considerazioni emerse nel corso dell’incontro per approfondire le soluzioni adottabili.

Il presidente della Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio Mauro Robba ha richiamato la necessità di “mettersi nei panni degli agricoltori”, evidenziando l’insufficienza dei ristorni effettivamente erogati rispetto ai danni subiti e richiamando anche gli effetti indiretti, come i danni idrogeologici causati dall’invasione degli ungulati nei prati in quota.

Sulla stessa linea il presidente della Comunità Montana Lario Intelvese Mario Pozzi, che ha espresso plauso agli agricoltori “che hanno ancora la forza di resistere”, ricordando la propria esperienza personale di figlio di contadini e le estati trascorse in alpeggio. “È un problema che parte da lontano – ha osservato – e che oggi richiede risposte strutturali”.

Nel suo intervento, il presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzi ha ribadito che “parlare di fauna selvatica non significa fare la guerra agli animali, ma prendere atto che un equilibrio si è rotto”.

Un equilibrio che incide su agricoltura, sicurezza stradale, tenuta economica delle aziende, presidio del territorio e permanenza delle famiglie nelle aree montane. Trezzi ha richiamato la situazione dell’Alto Lago, della Val d’Intelvi, del Porlezzese e delle aree in cui bosco e pascolo si toccano, parlando di presenze diffuse e ripetute, di foraggi compromessi, recinzioni divelte, colture danneggiate e di un rischio crescente sulle strade provinciali. “Non possiamo più vivere di emergenze – ha affermato – ma serve una gestione stabile, misurabile e verificabile, con piani realmente efficaci, prevenzione sostenibile per le aziende, indennizzi certi e tempestivi e un rafforzamento della sicurezza stradale e della sorveglianza sanitaria”.

Di particolare rilievo l’intervento tecnico di Eugenio Carlini, esperto in gestione faunistica dell’Istituto Oikos, che ha fornito un quadro numerico aggiornato e documentato. In Lombardia si è passati dai circa 4.000 cervi censiti nel 2002 a oltre 20.000 nel 2023, con un incremento costante e una crescita annua stimata tra il 26% e il 35%. La Lombardia ospita circa il 15% della popolazione alpina nazionale di cervi.

Nonostante l’aumento dei prelievi – da poco più di 600 capi nei primi anni Duemila a oltre 3.500 nel 2023 – la percentuale di abbattimento resta insufficiente rispetto alla dinamica di crescita. Carlini ha evidenziato criticità nei censimenti, che intercettano tra il 50% e il 75% degli animali presenti, e nella pianificazione, con piani provinciali non aggiornati e densità già superiori ai livelli ritenuti sostenibili.

Ha richiamato inoltre l’impatto sulla rinnovazione forestale, in alcune aree prossima allo zero, e la perdita fino all’80% della produttività dei pascoli in alta quota. Tra le proposte: revisione dei piani, incremento delle percentuali di prelievo, piena applicazione dei periodi consentiti e attivazione dei piani di controllo straordinari, oltre alla valorizzazione della filiera della carne selvatica in un’ottica di filiera corta e tracciata.

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A chiudere i lavori l’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia Alessandro Beduschi, che ha riconosciuto l’estrema gravità del problema parlato della necessità di superare un approccio ideologico alla tutela ambientale. “La scienza deve guidare le scelte – ha affermato – e non può essere sostituita da visioni preconcette”. Beduschi ha richiamato il confronto con Ispra, auspicando un rapporto tecnico fondato su dati oggettivi e aggiornati, e ha indicato come prioritari il coordinamento tra controllo faunistico e sicurezza civile, l’adeguamento delle percentuali di contenimento alla reale consistenza delle popolazioni e l’adozione di modelli già sperimentati in contesti come il Trentino e la Svizzera, dove gestione e sicurezza viaggiano insieme.

L’incontro ha confermato che la gestione della fauna selvatica in provincia di Como non è una questione settoriale ma un tema di interesse pubblico, che coinvolge agricoltura, sicurezza, ambiente ed economia locale. Coldiretti Como Lecco ribadisce la necessità di un patto di responsabilità tra istituzioni, enti tecnici e territori per riportare equilibrio e garantire tutela a chi il territorio lo vive e lo presidia ogni giorno.

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