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Attualità

“Quando c’era il Covid”, al Cfp racconti di un futuro passato. Valentina e le sue studentesse battono la Merkel

Avete presente lo spot anti Covid diffuso dal governo tedesco per invitare a rimanere a casa? Quello in cui un anziano signore racconta, in un futuro immaginario, di come la sua generazione nel 2020 fronteggiò il virus e lo sconfisse eroicamente “rimanendo pigri come procioni”?

Se non lo conoscete:

Ecco, qualcuno dica alla Merkel che l’idea di immaginare i ragazzi del 2020 in un futuro in cui saranno nonni e racconteranno ai loro nipoti il mondo ai tempi del Coronavirus non è affatto originale ma è nata mesi fa a Como, per la precisione in quella che l’anno scorso era la 3a del corso Operatore del Benessere e Estetica del CFP di Monteolimpino, e noi abbiamo le prove.

“Durante il primo lockdown stavo spiegando il Decamerone di Boccaccio – racconta la docente di Lettere Valentina Orsucci – e ho proposto alle mie studentesse di immaginarsi tra qualche decennio, quando saranno magari nonne, e di provare a raccontare ai loro ‘nipoti’ questo periodo e come ne siamo venuti fuori”.

E così, come in una straordinaria macchina del tempo, ecco arrivare dal futuro cinque racconti fatti quando il Covid sarà un lontanissimo ricordo. Ma se vi aspettate solo un lungo elenco di cose a cui hanno dovuto rinunciare vi sbagliate di grosso. Perché in questi semplici racconti di ragazze alle prese con il più grande “Non si può” della loro vita c’è la certezza, splendida e rassicurante, che i giovani saranno molto più bravi di noi. Anzi, lo sono già, anche senza il vantaggio dell’età e dell’esperienza che oggi è nostro.

Perché le quattro nonne sedute al parco con i loro nipotini raccontano sì di quanto gli era mancata, nel lontano 2020, la libertà di uscire e di vedere gli amici. Ma raccontano anche di averci guardati, noi “grandi”, e di quanto a mancare più di ogni altra cosa sia stato il rispetto: “All’epoca noi italiani eravamo molto egoisti e ignoranti – dicono – infatti molte persone residenti in Lombardia invasero le stazioni creando caos per tornare dalle loro famiglie al Sud, credendo così di trovare un rifugio ma diffondendo ancora di più questo brutto virus. Sui social era scoppiata una specie di battaglia tra Nord e Sud… e purtroppo le persone li utilizzavano per scrivere o fare commenti ignoranti e non per informarsi su come prevenire il virus”.

“Non fu per niente facile, tante persone se ne fregavano del virus e delle autorità, mettendo in
pericolo sia gli altri che loro stessi – racconta un’altra nonna a suo nipote – non era una cosa difficile dover stare a casa, certo era pesante dover convivere con la costante mancanza dei nonni, dei fidanzati, degli amici; però prova a pensare a questa cosa: nel passato per superare periodi difficili come la guerra, le persone dovevano combattere nelle trincee, o comunque rischiavano la loro vita, ma per una motivazione nobile. Nel 2020, invece, chi usciva di casa senza ragione rischiava la propria vita per ignoranza, non facendo altro che prolungare il periodo di quarantena. Ci veniva semplicemente chiesto di stare nelle nostre case a riposarci, fare le nostre cose in tranquillità, mentre dottori ed infermieri combattevano ogni giorno per salvare vite e combattere il virus nella loro ‘trincea’”.

E per tante di loro la vera scoperta di questa quarantena forzata è stata la cosa che diamo più per scontata: la famiglia. “È stato molto bello passare del tempo insieme ai miei familiari – scrive ‘nonna’ Irene – e per fortuna abitavo vicino ai miei nonni così son potuta stare con loro in questo bruttissimo momento”.

Così come un’altra nonna, a pranzo con il nipote: “Ho visto mia mamma più rilassata, mio papà meno stressato ed è stata una cosa bellissima, perché per la prima volta in vita mia, non li ho visti pensare al lavoro; avevano finalmente smesso di litigare per cose inutili. Loro stavano meglio, e di conseguenza anche io”.

“4 Maggio 2020. La quarantena è finita – si legge in uno dei racconti – per tutta l’estate andammo in giro con guanti e mascherina, le scuole riaprirono verso la fine di ottobre e le mascherine vennero eliminate verso gennaio 2021”: purtroppo non sta andando come immaginato, qualche mese fa, da queste ragazze ma nei loro racconti c’è una bellezza che “i grandi”, spesso troppo preoccupati e arrabbiati, talvolta non colgono.

“Abbiamo imparato a dare valore alle piccole cose, abbiamo apprezzato e riconosciuto le persone che realmente ci volevano bene standoci vicine anche solo per messaggio o per videochiamata”, dicono le nonne ai loro nipotini.

E ancora: “Non auguro a nessuno di passare quello che abbiamo passato noi, ma queste esperienze servono anche a rafforzare legami ma anche a rafforzare se stessi – scrive la nonna nella sua lettera – proprio con queste esperienze che capisci davvero l’importanza anche dei piccoli gesti”.

“Ho capito che c’è un’enorme differenza tra lo stare accanto e l’esserci. E che chi ti vuole bene veramente ti sta vicino in qualsiasi situazione – è uno degli insegnamenti arivati fino ad un immaginario futuro – e che una persona fisica non potrà mai essere sostituita da un cellulare o da un computer”.

Grazie a Valentina Orsucci per averci raccontato il suo progetto ma soprattutto grazie a Martina, Francesca, Althea, Rebecca, Arianna, Chiara, Madalina, Wissal, Cheren, Alessia, Marisa, Chiara, Martina, Giulia, Marika, Irene, Giorgia, Lin, Gaia e Sofia della 3^ Benessere e Estetica del CFP di Monteolimpino (a.s. 2019/2020) per averci regalato questo splendido “viaggio nel futuro” attraverso i loro racconti.

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