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Valichi chiusi, ruggito Val d’Intelvi. Pozzi: “Forzatura svizzera, questione politica. E Varese conta più di Como”

La riapertura di tre valichi minori per il Canton Ticino, tutti su Varese, ha scatenato l’ira di alcuni sindaci del territorio, in particolare nella Val d’Intelvi.

Tra questi c’è Mario Pozzi, primo cittadino del comune di Centro Valle Intelvi, che ha contestato duramente la decisione presa dalla Confederazione.

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“Non capisco il motivo di questa scelta – spiega il sindaco Pozzi – mi sembra proprio una forzatura da parte delle autorità svizzere. La Val d’Intelvi, con la chiusura del valico della Valmara, risulta molto penalizzata. In questo modo gli oltre 1000 frontalieri intelvesi vengono in parte dirottati sul centro di Como e in parte a Porlezza, per potersi recare in Svizzera, creando code e difficoltà per tutti”.

Secondo il sindaco di Centro Valle Intelvi, il problema non starebbe nell’impiego del personale per la dogana comasca. “Se la Svizzera ha deciso di riaprire le attività, credo che mantenere la chiusura dei valichi sia una questione politica – continua Mario Pozzi – Non si tratta di un problema di personale da impiegare per il controllo e l’apertura delle dogane. La verità è che Como, politicamente, conta poco rispetto a Varese”.

“Io ho fatto il frontaliere per 35 anni e so che è una vita difficile – conclude Pozzi – ma la chiusura di due dogane così importanti per Como crea troppi disagi, per troppe persone. Così mettono in difficoltà tutti coloro che devono recarsi al lavoro: chi inizia a lavorare alle 7 deve partire da casa alle 5, a causa delle lunghe code. È una grande difficoltà per tutta la Valle”.

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