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Immagini per gentile concessione di: @mauro.bernasconi1 – COMOcitylake di Mauro Bernasconi
Attualità, Cultura e Spettacolo

L’armiere, l’omicidio, la decapitazione e il forno della pizzeria: il delitto che sconvolse Como diventa un film

Sedici anni fa, Como fu sconvolta da un terribile omicidio. Era la sera del 2 febbraio 2010 quando Alberto Arrighi, titolare di una storica armeria cittadina, uccise a colpi di pistola il socio in affari, Giacomo Brambilla, per poi decapitarlo e cercare di distruggerne la testa nel forno della pizzeria del suocero.

Oggi quel fatto di cronaca diventa un film, “Brianza”, diretto dal canturino Simone Catania con, nel ruolo del protagonista, Fausto Russo Alesi, attore dal curriculum di grande rilievo che ha lavorato con registri del calibro di Silvio Soldini, Marco Tullio Giordana e Marco Bellocchio e attualmente sugli schermi nei panni del Pubblico Ministero Diego Marmo nella serie TV “Portobello” diretta proprio da Bellocchio e incentrata sul caso giudiziario di Enzo Tortora.

Fausto Russo Alesi (Wikipedia)

Le riprese di “Brianza”, iniziate in Piemonte – dove si trovano anche l’armeria e la pizzeria scelte come location del delitto – proseguono in questi giorni anche in Svizzera e a Como. E proprio in città, lunedì scorso, una troupe era al lavoro nella zona di Porta Torre, come documentano alcuni scatti del fotografo comasco Mauro Bernasconi, pubblicati sulla sua pagina Facebook “COMO City&Lake”.

“Ero rimasto colpito da questo evento perché il luogo in cui l’armiere aveva bruciato la testa dell’imprenditore era la pizzeria del suocero in cui andavo a mangiare la pizza da bambino”, ha raccontato Catania in un’intervista del 12 marzo scorso a TorinOggi a firma di Chiara Gallo.

Il film, in uscita in autunno, non si limiterà però a ricostruire il fatto di cronaca: sarà un noir sospeso tra realismo e ironia, ispirato allo stile dei fratelli Coen, capace di indagare il ruolo e il peso delle dinamiche sociali e culturali dietro scelte apparentemente inspiegabili.

“Conoscevo quelle persone. Conoscevo il proprietario e la moglie – ha aggiunto il regista nell’intervista – e mi chiedevo perché mai fosse esplosa quella follia. Questa è la domanda da cui sono partito”.

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