Dunque, a oggi lunedì 19 ottobre, sembrano tre i nomi in lizza per l’incoronazione a candidato sindaco di Como per la coalizione di centrodestra. Poi, ovvio, ci sono infiniti altri rumors che ampliano il ‘recinto’ nella fascia che va dall’ipotetico all’impossibile, ma per il momento gli indizi tracciano tre profili piuttosto precisi. Vediamoli.
Prima però una premessa: i partiti non hanno ancora sciolto un nodo importante, ossia quello sulla scelta di un profilo politico a tutto tondo oppure su di una figura più espressione del mondo civico, benché ovviamente con conoscenza delle dinamiche dentro e fuori Palazzo Cernezzi. Una volta fatta questa scelta tutt’altro che secondaria, almeno si saprà quali strade potranno portare all’individuazione vera e propria e quali sentieri invece andranno abbandonati nella corsa verso il voto di primavera.
IL PROFILO POLITICO
Per ora, se il nome che i partiti sceglieranno sarà diretta espressione dei loro organigrammi, uno solo è davvero in campo: il presidente provinciale di Fratelli d’Italia, Stefano Molinari. Nella gemmazione comasca del partito di Giorgia Meloni non sembrano esserci avversari interni rispetto all’ex assessore a Viabilità e Trasporti nonché da sempre esponente di vertice della destra comasca. Certo, per arrivare a questa designazione definitiva qualche ostacolo c’è (soprattutto in Forza Italia) ma, in generale, dagli alleati non è stato espressa alcuna alternativa diretta al nome di Molinari.
I NOMI CIVICI
Poi c’è il campo dei possibili nomi civici o paracivici. E qui il duo in corsa è presto definito. Da un lato c’è il presidente dell’Aci Enrico Gelpi, un lontano trascorso nell’ala moderata del Pdl ma da anni senza tessere e comunque espressione di un’area moderata e ‘comasca doc’ che certamente gli vale simpatie trasversali come alternativa radicale all’attuale sindaco, Alessandro Rapinese, in rapporto al quale – per temperamento, portamento, moderazione – sarebbe come il giorno opposto alla notte.
E poi, a chiudere il trittico più caldo in questa fase, la sorpresa delle ultime settimane, cioè il presidente dello Yacht Club nonché ex consigliere ai tempi della Giunta Lucini nonché pure ex sindacalista Uil, Gioacchino Favara. Il quale non solo è ufficialmente a disposizione ma avrebbe anche già un contenitore politico pronto, cioè quel Progetto Como presentato al Metropole Suisse solo 15 giorni fa. In più, sembra che il coordinatore lombardo di Noi Moderati, Alessandro Colucci, e un nome di peso in Lombardia nello stesso partito come Mariastella Gelmini, abbiamo espresso una sorta di gradimento per la sua figura.
IL TAVOLO REGIONALE
I nomi fatti fin qui, tra l’altro, sarebbero emersi anche nel confronto a livello regionale andato in scena la scorsa settimana, quando – pur senza che nessuno dei partecipanti abbia scoperto le carte in maniera definitiva ed eclatante – le discussioni avrebbero preso in considerazione proprio questi tre possibili petali della margherita elettorale per Como.
GLI OUTSIDER
Ovviamente, a 8 mesi circa dal voto per il Comune di Como, i giochi sono ancora tutt’altro che chiusi. Ed è proprio negli spiragli e tra le fessure lasciati aperti che altri nomi talora appaiono, poi scompaiono, ma come fiumi carsici non smettono mai di scorrere. Uno di questi ruscelletti sotterranei porta sempre all’attuale assessore regionale di marca leghista, Alessandro Fermi, il cui profilo sarebbe stato evocato en passant anche al tavolo regionale di cui sopra. Le turbolenze interne alla Lega – dove, all’imminente congresso straordinario, il segretario uscente Matteo Salvini sarà sfidato da Massimo Garavaglia con l’appoggio dell’ala nordista e ‘bossiana’ del partito -, qualche ragione ‘geopolitica’ tutta lariana (cioè il fatto che Fermi a Como difficilmente permetterebbe alla Lega di mantenere anche Cantù) e qualche veto tutto locale sul suo nome, rendono la sua candidatura per Palazzo Cernezzi assai difficile. Infine, sempre sotto il tetto salviniano, c’è sempre il nome del ministro Alessandra Locatelli, per cui spezzoni della Lega comasca spingono ma che, finora, non ha dato segnali concreti di discesa in campo, preferendo forse mantenere l’orizzonte romano nel futuro prossimo.
LA ‘VARIABILE MADONNINA’
In questo quadro, da non dimenticare una variabile specifica di non poco conto. La prima riguarda la scelta del candidato sindaco di centrodestra per Milano, che certamente avrà effetti e ricadute anche sulla distribuzione della caselle in tutto il resto della Lombardia. Quando andrà a posto questo tassello – cosa che dovrebbe accadere, secondo il presidente del Senato Ignazio La Russa, entro inizio novembre – anche sul Lario arriverà qualche indicazione in più per interpretare il futuro.
