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Como, piccola sindaca cresce. Negretti: “Candidata? Dubito, se cresco riparliamone”

Se tralasciamo per un istante l’emergenza Covid, dal punto di vista politico il 2020 comasco non potrà che essere ricordato come l’anno della Zarina.

Lei, Elena Negretti, braccio destro sorridente (e “armato”) del sindaco Mario Landriscina, assessore alla Sicurezza, alla Polizia Locale e Protezione Civile, alle Risorse Umane, alla Semplificazione (eh sì) e a mille altre cose, è stata oggettivamente il deus ex machina di questo ultimo anno.

Assessore, siamo al limite dell’agiografia. Tutta questa sovraesposizione non rischia di essere un boomerang?
Se avessi fatto tutto da sola sì. Ma anche se quella presente fisicamente spesso sono io, si tratta di un lavoro di squadra. È un’attitudine, un modo di lavorare che mi ha lasciato la mia esperienza al 118 e che ho ripreso da assessore. Durante il lockdown, ad esempio, è stato fondamentale collaborare con gli assessori Marco Butti (Commercio) e Angela Corengia (Servizi Sociali) per gestire l’emergenza. E poi credo sia fondamentale lavorare in rete: l’ho fatto per i gruppi di Protezione Civile e per il Comando della Polizia Locale, che oggi collabora con quelli di Cantù, Erba e Mariano. Ma l’ho fatto anche, ad esempio, collaborando con il Comune di Monza per le paratie gonfiabili, una cosa mai fatta prima. Poi certo, bisogna aver voglia di fare. E a me piace fare le cose a 360°, sono qui dalla mattina alla sera e sono reperibile anche di notte, ma il segreto è nella squadra.

Presente ma anche abile stratega politica. Lei è l’autrice della trattativa diplomatica con cui ha convinto Alessandro Rapinese e la sua lista, che pure hanno fatto del ‘no ai partiti’ il loro cavallo di battaglia, a sostenerla sul nuovo Regolamento di Polizia Urbana.
Lo scopo finale era fare qualcosa di utile e necessario alla città. Questo doveva andare oltre la visione politica di ciascuno e Rapinese e i suoi l’hanno capito. Quello dell’intortarsi con scambi di favori non è il mio modo di lavorare, io sono per la concretezza, per non perdere tempo in mille emendamenti ma sedersi a un tavolo a discutere e risolvere i problemi. L’ho fatto ad esempio con i pescatori che volevano rivedere i divieti contenuti nel Regolamento e l’ho fatto in altre occasioni. Se l’obiettivo è il bene della città si risolve tutto.

Ma dica la verità, c’è qualcosa che ha sbagliato? O che, se potesse tornare indietro, farebbe diversamente?
Se tornassi indietro ai primi tempi da assessore chiederei subito la collaborazione di altri invece di chiudermi a studiare per capire come funzionava la macchina comunale. E poi ho un carattere ingombrante, sanguigno, entro a gamba tesa nelle cose e spesso sembra che attacchi le persone mentre in realtà guardo solo le questioni sul tavolo. In questo sto cercando di moderarmi.

Una spalla fin da subito l’ha avuta nell’allora assessore Alessandra Locatelli. Come sono oggi i vostri rapporti?
Di grandissima amicizia. È quella con cui ho avuto più frizioni in Consiglio ma oggi il messaggio del mattino e quello della sera con lei non mancano mai. Adesso però sul lavoro ho più spalle a cui appoggiarmi, come dicevo è un lavoro di squadra.

Presenza, strategia politica, capacità di riconoscere i propri limiti e di fare squadra. Lo sa che qualcuno ci vede l’identikit perfetto di un candidato sindaco?
No no assolutamente, ci sono molte altre persone che corrispondono a questo profilo. Io sono piccola, devo ancora crescere. E poi mi piace fare l’assessore. Mi fa stare a contatto con le persone.

Sicura? Le rifarò la domanda tra qualche mese, allora. Chissà che nel frattempo si scopra cresciuta.
Lei provi (ride). Dubito, ma chissà.

L’ARTICOLO CHE HAI APPENA LETTO E’ USCITO SU COMOZERO SETTIMANALE: ECCO DOVE PUOI TROVARLO

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