Ieri sera l’uscita delle minoranze dal consiglio comunale: “Da Rapinese parole infamanti e umilianti”, le opposizioni lasciano il consiglio comunale. Il sindaco: “Finalmente”.
Oggi in una Nota prende parola il segretario generale della Cgil di Como, Sandro Estelli.
Ritengo necessario intervenire in merito alle recenti dichiarazioni del sindaco Alessandro Rapinese e alla gestione del Consiglio Comunale, che stanno alimentando un clima istituzionale sempre più teso e distante dai reali bisogni della città. Chi ricopre un ruolo pubblico ha una responsabilità maggiore: le sue parole, le sue scelte, il suo stile determinano la qualità del confronto democratico e incidono profondamente sulla coesione sociale. Il linguaggio non è mai un dettaglio. Se si sceglie il dileggio, l’attacco personale, la provocazione sistematica, si sceglie di dividere invece che unire, di esasperare il conflitto anziché affrontare i problemi.
Le modalità con cui vengono condotti i lavori del Consiglio Comunale e il tono delle dichiarazioni del sindaco sono il segno di una deriva preoccupante: si riduce l’istituzione a palcoscenico elettorale, si trasforma lo scontro in strategia, si evita il merito per inseguire il consenso. Ma Como merita altro. Merita ascolto, dialogo, visione. Ha bisogno di risposte concrete sui temi sociali, sulle fragilità che aumentano, sul disagio abitativo, sui servizi alla persona, sulla trasformazione della città. Invece di affrontare questi nodi, si sceglie la scorciatoia della semplificazione, si alimenta la divisione, si parla solo a una parte.
Chi guida una città deve saper rappresentare tutti, non solo chi lo ha votato. Deve saper ascoltare, accogliere il dissenso, costruire soluzioni condivise. Deve cercare il bene comune, non il tornaconto personale o politico. Como merita – e si aspetta – un’amministrazione che si assuma pienamente la responsabilità del proprio ruolo, che abbandoni la logica della contrapposizione permanente e torni a rappresentare con serietà e rispetto l’interesse collettivo. La CGIL, il sindacato che rappresento, è convinta che il confronto e il dialogo siano lo strumento più alto di progresso sociale, e la via maestra per una vera riforma della società. Per questo continueremo a lavorare, con determinazione, per una Como più giusta, più coesa e più democratica.