Partendo dal recente caso del Lido di Villa Olmo e le successive reazioni ecco una nuova presa di posizione che parte dalla vicenda recente e poi allarga ad ampio spettro su diversi temi cittadini. Eccola
La discussione di queste ore sul futuro del Lido di Villa Olmo, la storica “spiaggia dei comaschi”, non riguarda soltanto una concessione o la gestione di uno spazio pubblico. Riguarda qualcosa di molto più profondo: il modello di città che sta prendendo forma sotto i nostri occhi.
Non si tratta più di semplici ritardi o di singole scelte discutibili. È in gioco il rispetto dovuto alla città e ai suoi cittadini. Quello che dovrebbe essere il biglietto da visita di Como — il suo affaccio sul lago — si è progressivamente trasformato nell’emblema di una gestione confusa, fatta di cantieri senza fine, scadenze disattese e spazi pubblici che perdono funzione, identità e dignità.
Ormai una linea continua di criticità si estende lungo tutto il fronte lago, da viale Geno fino a Villa Olmo, trasformando uno dei luoghi più rappresentativi e preziosi di Como in un cantiere permanente.
Prima il lungolago, per anni transennato e ridotto a cantiere permanente. Poi i giardini a lago: lavori avviati nel 2024, consegna promessa per febbraio 2025, poi slittata ad aprile 2025. Oggi, a distanza di due anni dall’avvio degli interventi, il cantiere è ancora aperto senza una reale assunzione di responsabilità per i ritardi accumulati, mentre la città attende spazi riaperti e vivibili.
Pochi passi più in là, davanti alla stazione Como Lago, lo sradicamento dello storico chiosco “Al Molo” avvenuto sei mesi fa ha lasciato un vuoto di abbandono e degrado: un buco nel terreno, con transenne malconce e divelte, che accoglie i turisti come primo “benvenuto” a chi arriva in città.
In questo quadro già compromesso, l’annuncio di un nuovo e ulteriore cantiere in viale Geno rappresenta l’ennesimo segnale di improvvisazione che, in assenza di una programmazione chiara e coordinata, appare sbagliata nei tempi e nel metodo. Avviare altri lavori mentre l’intero lungolago versa ancora in queste condizioni significa aggravare una situazione già critica, con il rischio concreto di penalizzare ulteriormente la vivibilità per i cittadini e l’attrattività per i visitatori, ripetendo gli errori del passato.
E ieri l’ultima notizia: la concessione del Lido di Villa Olmo, la storica spiaggia dei comaschi, scaduta senza un bando pronto a ridosso dell’estate. Una situazione che rischia di lasciare senza guida e senza certezze uno dei luoghi simbolo della città proprio alla vigilia dell’avvio della stagione estiva.
Un tratto intero di città — il più prezioso, il più esposto, il più identitario — oggi appare segnato da lavori interminabili, spazi incompleti, vuoti lasciati a metà. Como è diventata una città priva di visione e di programmazione, in continua rincorsa a soluzioni estemporanee che sembrano servire più a coprire ritardi e difficoltà che a costruire un progetto solido e coerente per il futuro dei comaschi.
Perché ai comaschi non interessa la corsa a portare a termine almeno un risultato prima della fine del mandato da sbandierare nell’imminente campagna elettorale. Interessa che si governi con serietà, che ci si assuma la responsabilità dei ritardi e che si restituisca alla città — e a quella linea di lago di cui siamo orgogliosi — dignità, decoro e rispetto. Una città vive se resta abitata, se mantiene luoghi accessibili, se non perde la propria anima.
Nova Como
Vincenzo Falanga (Presidente)
Teresa Minniti (Vice – Presidente)
Maria Massara (Vice – Presidente)