La Lega punta a una stretta decisa contro quello che vengono definiti “rigurgiti eversivi” in Italia. Come anticipato dal quotidiano Il Tempo, il deputato leghista Eugenio Zoffili ha presentato una proposta di legge che mira a equiparare i gruppi radicali Antifa e le realtà anarchiche militanti a vere e proprie associazioni con finalità di terrorismo.
L’ispirazione americana e il modello Trump
Il disegno di legge segue il solco tracciato negli Stati Uniti dall’ex presidente Donald Trump, che attraverso un ordine esecutivo aveva definito il movimento Antifa come un’iniziativa anarchica militarista volta al rovesciamento del governo tramite violenza e terrorismo.
I dettagli della proposta di Zoffili
La proposta del deputato Zoffili prevede l’inserimento di un nuovo articolo nel codice penale (subito dopo il 268) dedicato ai “gruppi anarchici militanti con finalità di terrorismo anche internazionale”. Il testo fa esplicito riferimento alla pericolosità di sigle come la Federazione Anarchica Informale-Fronte Rivoluzionario Internazionale, spesso collegata alla figura di Alfredo Cospito.
Il contesto romano, segnato da recenti indagini della Digos su esplosioni legate ad ambienti anarchici nel Parco degli Acquedotti, ha accelerato l’urgenza politica del provvedimento.
Pene e sanzioni previste
Il documento descrive la galassia Antifa italiana come un insieme di collettivi e reti studentesche che operano spesso all’interno dei circa 200 centri sociali occupati nel Paese. La legge proposta stabilisce sanzioni severe:
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Reclusione da 7 a 15 anni per chi organizza, recluta, addestra o dirige gruppi Antifa o simili che promuovono il rovesciamento del governo e delle forze dell’ordine.
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Reclusione da 5 a 10 anni per la semplice partecipazione a tali associazioni o per chi intraprende percorsi di radicalizzazione autonoma.
Sulla proposta è intervenuto oggi Lucas Radice, segretario provinciale di Sinistra Italia.
La Lega ha presentato un disegno di legge per designare “ANTIFA” come organizzazione terroristica. Una proposta grave, che sembra voler competere con gli alleati di governo nella corsa alla misura più autoritaria e liberticida della legislatura.
Si tratta di un’iniziativa che richiama quanto già visto negli Stati Uniti con Donald Trump e in Ungheria con Viktor Orbán: alimentare la polarizzazione, costruire nemici interni e usare il tema della sicurezza come strumento politico.
Ma chi sarebbero gli “ANTIFA”? Tutti gli antifascisti? Chi manifesta, sciopera, partecipa a movimenti o assemblee studentesche? Non è dato saperlo. E infatti persino l’FBI, davanti al Congresso americano, ha chiarito che non si tratta di una sigla né di un’organizzazione strutturata. Siamo quindi di fronte a una proposta priva di basi concrete.
Il contesto in cui nasce questa iniziativa è altrettanto significativo. Dopo una forte mobilitazione sociale e un voto, soprattutto giovanile, che ha espresso dissenso verso le politiche del governo, la risposta della maggioranza sembra essere quella di alzare lo scontro, spostandolo sul terreno della sicurezza. Ma usare la categoria di terrorismo per realtà fluide e non organizzate rischia di trasformare il dissenso in reato, invece di contrastare eventuali episodi di violenza.
Se si considerano anche altre proposte avanzate da Eugenio Zoffili, come il ritorno della leva obbligatoria, emerge una visione chiara: meno spazio all’autonomia dei giovani e più integrazione forzata in strutture statali. In altre parole, partecipazione sì, ma solo se disciplinata.
Invece di affrontare i problemi reali del Paese: stipendi bassi, caro vita, una sanità pubblica sempre più in difficoltà, la maggioranza che sostiene Giorgia Meloni preferisce individuare bersagli politici e alimentare divisioni.
Una democrazia matura non teme il conflitto sociale, ma sa governarlo. Quando il dissenso viene trattato come una minaccia, il rischio non è solo quello di approvare leggi sbagliate, ma di creare precedenti pericolosi, in cui il confine tra sicurezza e repressione diventa sempre più sottile.
Questa è la destra che oggi governa il Paese. È tempo di mandarla a casa, il prima possibile.