Tutto è stato innescato dall’intervento della consigliera comunale del Pd, Patrizia Lissi, che – dopo le varie bordate lanciate dal sindaco Alessandro Rapinese alla Giunta Lucini – ha ribattutto a tono.
Dapprima attaccando il primo cittadino e invitandolo a “non definirsi il sindaco di tutta la città perché non lo è; lei è soltanto il sindaco dei 14mila che l’hanno votata, mentre per Lucini furono 21mila”; poi stroncando l’idea di Rapinese “di voler spostare la maternità dall’ospedale Sant’Anna da San Fermo a Como” e rimarcando che questa teorica operazione dovrebbe comprendere anche i servizi annessi di “rianimazione, patologia neonatale, pronto soccorso; facile, certo, come no”. Poi, sempre Lissi è sbottata affermando che “non ne posso più di sentire questi attacchi contro l’amministrazione Lucini da parte sua, anche perché il centrodestra che ora la sostiene (riferimento all’appoggio garantito da Matteo Salvini in persona a Rapinese al secondo turno delle elezioni, ndr) ha governato Como dal 1994 al 2022 fatta eccezione per i soli cinque anni di Lucini. E infatti il silenzio del centrodestra è significativo”.
Ma questo è stato soltanto l’innesco di due fattori politici ancora più evidenti emersi poco dopo le parole della consigliera Pd. Da un lato, è emerso in maniera nitida come effettivamente la Lega – pur stando all’opposizione – sia decisamente e ora pubblicamente più vicina al Giunta Rapinese che non ai colleghi di minoranza del Pd nello specifico. Infatti, non appena terminato l’affondo di Lissi su Rapinese, la consigliera leghista e assessore in Regione, Alessandra Locatelli, ha preso il microfono e ha attaccato non il sindaco o l’esecutivo ma proprio l’esponente dei Dem e ancora la Giunta Lucini.
“Non pensavo di intervenire nella discussione (sulle linee programmatiche del mandato, ndr) per portare il pensiero della Lega. Ma innanzitutto spero che la consigliera Lissi arrivi alla fine della campagna elettorale più tranquilla perché così la vedo dura. Poi, quando sento dire che “Como Cambia Passo” di Lucini era un buon programma, penso che dobbiamo fermarci e pensare che in quello di Rapinese ci sono cose non scritte ma che vengono portate avanti, altre su cui convergiamo e magari altre che non condividiamo”.
“Ma – ha aggiunto Locatelli che deve aver riguardato il programma del centrosinistra così come ha dichiarato di averlo fatto il sindaco – ho visto adesso che in quello di Lucini (sempre rivolta a Lissi e al Pd, ndr) c’era scritto “cosa voglio” e poi era pieno di cose mai fatte e mai realizzate; almeno non dite che era un buon programma. Non dico che con il sindaco Landriscina si sia realizzato tutto, ma almeno su sicurezza e sociale molto è stato portato avanti”.
E poi, quasi a sancire il fronte unitario o quasi contro il Pd, lo stesso Rapinese è andato giù anche più pesante. Prima con molti elogi alla giunta regionale guidata dal leghista Attilio Fontana, rivolto a Lissi: “Quando a lei capiterà di avere un problema con un ente sovraordinato che in 10 giorni le fa una variazione di bilancio da 600mila euro per continuare a sistemare il cantiere paratie a Sant’Agostino senza fermare un giorno i lavori, questo è fenomenale. Della questione avevo giusto accennato durante un sopralluogo sul lungolago con l’assessore regionale (sui fondi in più necessari per i rincari delle materie prime, ndr) e il giorno dopo ero al 26esimo piano in Regione”.
“Se perà lei pensa che io sia lo zerbino del centrodestra si sbaglia – ha aggiunto il sindaco – Ma se posso scroccare alla Regione i 4 milioni per il nuovo palazzo del ghiaccio e poi questo aiuto verrà speso da altri in campagna elettorale, ebbene, l’avrei fatto anche con il Pd, perché il mio interesse è la città”.
E ancora su Lucini: “Ditemi una pagina del proramma di Lucini e vi tengo qui mezz’ora facendovi diventare paonazzi dalla vergogna. E sapete bene di cosa sono capace. Non scendete nel mio campo, è il mio consiglio, non fate quell’opposizione lì: sono pronto alle critiche su tutto. Consigliera Lissi, il suo modo di ragionare con destra e sinistra è anacronistico, altrimenti io non esisterei. Voi al secondo turno avete perso mille voti, la invito a rispettare di più anche gli elettori di destra perché sono cittadini come quelli che votano Pd. Non c’è destra e sinistra, grazie al cielo nasciamo liberi. Avrei potuto massacrarvi sul programma di Lucini, io il centrosinistra non lo sopporto, ma non vorrei commettere gli errori commessi da Lucini”.
Insomma, a meno di 15 giorni dalle elezioni politiche e a circa 6 mesi dalle Regionali (in più con le Provinciali a ottobre), l’intesa politica Rapinese-Lega, benché indiretta, senza un’alleanza dichiarata e su sponde formalmente opposte in consiglio comunale come al primo turno delle comunali, a Como sembra ormai un dato di fatto.