Con l’immancabile comunicato stampa quotidiano il Pd torna alla carica su un tema ormai storico e sicuramente irrisolto per la città di Como: il dormitorio permanente, per poter assistere le persone senza dimora non soltanto nei mesi freddi. Battaglia senza dubbio che ha un fondamento, a maggior ragione riguardando persone fragili.
E infatti, gli estensori della nota, ossia il segretario cittadino del Pd Daniele Valsecchi e la consigliera comunale Patrizia Lissi, rimarcano che “l’autunno è arrivato e, tra non molto, le temperature inizieranno a scendere. Lo avevamo già sottolineato a giugno e oggi, con il freddo alle porte, torniamo a farci la stessa, urgente domanda: stiamo pensando al dormitorio permanente?”.
Viene poi ribadito che “come Partito Democratico abbiamo ribadito più volte la necessità di affrontare questo fenomeno strutturale alla radice. Un dormitorio permanente, aperto tutto l’anno, non è solo un rifugio sicuro per chi vive in condizioni di grave fragilità, ma è una scelta di dignità, coraggio e visione”.
E ancora: “È il presidio fisso e indispensabile per avviare veri percorsi di inserimento sociale, supporto psicologico e materiale. È un tassello centrale, all’interno di una rete di protezione sociale, per una politica di sicurezza urbana che sia reale e matura. Farsi carico delle situazioni di grave marginalità, offrendo punti di riferimento certi, è un aiuto per garantire vera stabilità e sicurezza nelle nostre strade. Spostare semplicemente le persone da un quartiere all’altro con sgomberi rumorosi, come a nascondere la polvere sotto il tappeto, non genera vera sicurezza, ma solo ulteriore disagio”.
Segue l’affondo verso “le ultime due Amministrazioni comunali che hanno cavalcato e cavalcano tuttora divisioni e conflittualità, impoverendo il nostro clima sociale. Ma Como, al netto di queste tensioni strumentali, è una città dal cuore solidale. La nostra comunità deve ritrovare questa sua anima autentica. Non dimentichiamo che Como è un Comune con risorse, con possibilità e con le capacità per non voltarsi dall’altra parte”.
“Per farlo – chiudono Valsecchi e Lissi – serve che la città si esprima, faccia rete e metta a sistema le istituzioni, le associazioni di volontariato e l’impegno di ogni singolo cittadino. Vogliamo una Como che sia al contempo accogliente, viva e sicura. È necessario rispondere nell’ immediato all’urgenza di chi è al freddo. Nel lungo periodo, nello stesso tempo, bisogna pensare a organizzare e gestire percorsi di inserimento. Le sfide complesse si vincono solo insieme. Lavoriamoci”.
Ok, fin qui, almeno secondo il punto di vista dei Dem, tutto bene. Ma non basta. Non basta più. Non è più il tempo dei generici “bisogna pensare”.
Mancano pochi mesi alle elezioni comunali. Che questa amministrazione, guidata dal sindaco di Como Alessandro Rapinese, non abbia nessuna intenzione di realizzare un dormitorio permanente è conclamato sin dalla prima mezz’ora di mandato (anzi, già nel 2019 aveva raccolto le firme contro). E’ un dato di fatto, che nulla toglie alla legittima battaglia del Pd, ovviamente, ma che – soprattutto a fine quinquennio – pare davvero difficile che possa cambiare.
Dunque, la proposta – al Partito Democratico, come a tutti gli altri anche su temi diversi – è semplice: accompagnare le polemiche e le lamentele con proposte alternative. O almeno con l’enunciazione della proprie concrete volontà. Ovvero, restando al tema del dormitorio permanente per senza dimora a Como, dove lo realizzerà, caso mai vincesse le elezioni, il Pd? In quale stabile? Con quali fondi? Per quali persone? Con quale assistenza? Con quali partner?
Solo con queste risposte – e lo ribadiamo come invito a tutti i partiti su tutte le questioni aperte in città (dalla Ticosa ai parcheggi, dallo sport alle scuole fino allo stadio e via dicendo) – le polemiche a poche settimane al voto, pur assolutamente legittime e comprensibili, prenderanno sostanza e non rimarranno comunicati tanto per marcare un punto.
