Il tema della cosiddetta “rivoluzione parcheggi” continua ad animare il dibattito a Como, tra l’altro alla vigilia della manifestazione prevista per domenica 30 novembre, alle ore 16:30, con un presidio in auto al Monumento ai Caduti per protestare contro il nuovo sistema della sosta introdotto dall’amministrazione Rapinese.
Oggi da una lettrice riceviamo e pubblichiamo un punto di vista decisamente articolato che pone interrogativi sul sistema vero e proprio in arrivo ma anche sulla “ratio” alla base dei nuovi provvedimenti. Di seguito, il testo integrale.
Buongiorno,
vorrei condividere con voi, e con i vostri lettori, alcune riflessioni frutto di una Como oramai profondamente lacerata dalle divisive iniziative di chi “governa” la città e, più in generale, dall’aggressività verbale e dall’incapacità di ascoltare e prendere in carico i bisogni della comunità.
I provvedimenti susseguitisi che hanno avuto, e avranno, l’effetto di peggiorare, in maniera insensata, la qualità della vita quotidiana di chi a Como abita o lavora non si contano più. E con l’ultima iniziativa in tema di parcheggi che, oltre ad aver introdotto tariffe altisonanti quantomeno discutibili ha drasticamente ridotto il numero degli stalli per i residenti e delle strade utilizzabili dagli abbonati, anche la sottoscritta può dirsi “toccata” nel vivo.
Ebbene sì, è arrivato anche il mio turno!
Perché la questione dei parcheggi può apparire di secondaria importanza rispetto ad altre tematiche, ma così non è per chi, come me, non ha la disponibilità di un posto auto e ha la necessità della propria vettura per recarsi ogni giorno al lavoro.
Ciò che maggiormente crea frustrazione è il non trovare una risposta ragionevole a una domanda doverosa, non solo eticamente, ma anche giuridicamente se pensiamo ai principi fondamentali (dall’obbligo di motivazione, a quelli di trasparenza e buona amministrazione ecc) che devono sempre guidare l’operato della P.A., ovvero: perché?
Il sistema “parcheggi residenti” poteva essere perfettibile (come tutto, del resto), ma – passatemi l’espressione – “faceva il suo lavoro”. E allora mi domando: a quale pro una scelta di questo tipo? Quali sono le ragioni di fatto e di diritto a fondamento della decisione di ridurne, ripeto, drasticamente il numero e sostituire le cosiddette vecchie “zone” con le nuove sottodimensionate “ASA”.
allegato-a-asa-rettificatoDi certo non può ritenersi esaustivo, né tanto meno può giustificare quanto sopra, il fugace cenno contenuto nella delibera da poco adottata, al “sedicente” percorso intrapreso dall’amministrazione per coniugare l’esigenza di garantire condizioni agevolate di sosta ai residenti e l’esigenza di garantire la mobilità di tutti gli utenti della città.
Ma, poi, cosa significa… che l’amministrazione nel bilanciamento degli interessi, ha ritenuto che quelli dei residenti possano “cedere il passo” in favore degli “utenti della città” paganti le ordinarie tariffe!?
E ancora: come è possibile introdurre l’altisonante tariffa Vulcano nell’invocato fine di disincentivare nelle vie interessate la mobilità degli “utenti della città” in favore dei residenti con permesso di sosta agevolata (senza considerare che, ad esempio, in via Bertinelli questi ultimi non hanno mai potuto parcheggiare, né lo potranno fare in futuro!) e, contestualmente, mettere a rischio la possibilità per i residenti stessi di continuare a fruire di detto permesso nel, di fatto, dichiarato fine di agevolare la mobilità esterna liberando posti che potevano essere occupati (anche) dai cittadini!? Il tutto mi pare schizofrenico!
Probabilmente l’unica ratio, in questo caso come in tutti quelli che l’hanno preceduto, sta nel dare linfa, nell'(auto)alimentare personalismi boriosi e tronfi, il che è inaccettabile. La vittoria alle urne (peraltro, oramai, con percentuali bassissime di votanti) non può, e non deve, essere un “cappello” che tutto giustifica e tutto consente.
Detto ciò, certamente non nutro la speranza che possa esserci un ripensamento nell’interesse dei cittadini, da parte di chi oggi “governa” la città… ma la speranza che alle prossime elezioni i comaschi si ricordino delle lacerazioni di questi ultimi anni, quella sì che la nutro, sempre di più!
I migliori saluti.