- La vera notizia è che un Consigliere di maggioranza sia dotato di parola!
- Ma come si permette la consigliera di Rapinese di parlare al posto suo visto che tutta la giunta sta muta e suppongo anche il perché??!
- Dopo quattro anni e mezzo si è fatta viva.
- Oh che sorpresa. Prima della fine parlano…. e si vede che non sono abituati.
- Il nostro rapi ha pure una consigliera? Allora non è tutto farina del suo sacco!
Queste sono solo alcune delle frasi che sulla nostra pagina facebook sono apparse tra i commenti all’articolo La consigliera di Rapinese stronca la protesta delle bici: “Come i soli al mondo, il cervello non va spento”. L’esponente della lista del sindaco è Cecilia Casella, la quale durante l’assemblea cittadina di lunedì sera ha preso la parola per contestare legittimamente, pur accarezzando l’irrisione, la manifestazione contro i recenti divieti per le bici in centro storico. Toni soft, niente urla o sceneggiate, ma logica dialettica nella sostanza del tutto simile a quella del primo cittadino tra sberleffi (il paragone con i “soli al mondo”) e passaggi forse un po’ spinti (le allusioni ai cervelli spenti e alle proteste a tutti i costi). Ma non è tanto questo il punto.
Il focus della vicenda è un altro e riporta direttamente al senso che esprimono in controluce i commenti social riportati sopra. Inutile dire che una manciata di frasi non è per nulla indicativa di una maggioranza di pensiero (né tantomeno politica), così come certamente non può assurgere a verità conclamata. Facebook non stabilisce realtà (anzi, più facilmente le altera o comunque le piega a emozioni subitanee e tutt’altro che obiettive). In più, come ampiamente noto, quando si parla di Alessandro Rapinese o dei suoi seguaci, il social scatena reazioni e parole sovente eccessive e deprecabili in un senso e nell’altro.
Colpisce lo stesso, però, la ripetizione dello stesso concetto espresso da molti commentatori, al netto che una venatura di pregiudizio al “Rapi-Mondo” possa fare capolino. Il senso di meraviglia, stupore, talvolta di abrasivo sfottò che in diversi hanno manifestato per il fatto che qualcuno di diverso dal sindaco avesse preso la parola in consiglio comunale resta un dato di fatto. Soprattutto perché alcuni consiglieri rapinesiani, in oltre 4 anni di sedute pubbliche, davvero non si sono mai uditi una volta o quasi (gli assessori, benché in maniera del tutto marginale, hanno preso il microfono in più occasioni).
Andando oltre il singolo episodio, nascondere che quello stupore – ironico o velenoso – emerga diffusamente quando qualche esponente della lista Rapinese Sindaco si manifesta in aula dopo oltre 1500 giorni di mandato, sarebbe nascondere un dato oggettivo. Ma questo non è tanto colpa dei singoli consiglieri rapinesiani o, in misura minore, degli assessori dei quali non si è mai scoperto o ci si è dimenticati il timbro vocale.
La responsabilità di questa ombra da “presenze mute” calata ormai quasi indelebilmente sul gruppo di maggioranza e parzialmente sulla giunta è ancora una volta del sindaco. Il quale, debordante dall’alto di un ego smisurato e del numero bulgaro e un po’ grottesco di deleghe che detiene, a Palazzo Cernezzi (così come fuori) occupa in maniera univoca e torrenziale, senza alcun argine istituzionale, per ore e ore, qualsiasi anfratto del discorso pubblico. E, direttamente o meno, lo fa inducendo al silenzio chiunque anche – anzi, soprattutto – tra i suoi fedelissimi, sospinti in un angolo, per scelta o per pressione indiretta, dalla valanga di parole, video, messe in scena, detti, non detti e ri-detti più o meno gioviali, più o meno minacciosi o triviali, più o meno tecnici o fumosi.
Una sorta di blob assorbitutto che inevitabilmente restituisce ai suoi compagni d’avventura l’immagine di comparsa silenziosa e assecondante al cospetto del Capo, che questo accada per scelta, per timore o per ‘asfissia verbale’. Il tutto – dopo aver infilato a forza l’istituzione-Comune nei suoi social personali, dopo aver privato il capoluogo di un ufficio stampa come si deve, dopo aver bannato dai contatti cittadini, giornalisti e recentemente dopo aver scomunicato persino la tv locale -, dicevamo, tutto questo facendo pure ingiallire qualsiasi concetto di democrazia interna, idea che forse nemmeno è mai potuta germogliare in quel contesto chiuso (almeno stando ai racconti delle due ex Paola Tocchetti e Paola Ceriello).
Il risultato finale, a oggi? Oltre alle evidenti distorsioni più di fondo, sicuramente un’immagine poco esaltante proiettata all’esterno del Palazzo dai silenziosissimi compagni d’avventura del sindaco tritatutto. E poi un rischio grosso in prospettiva: se Rapinese rivincesse nel 2027, quello forse sanerà persino questa fama poco entusiasmante del gruppone; ma sei il ‘re’ dovesse perdere, scommettiamo che molti diranno che “beh, anche quei consiglieri sempre muti, però…“. Per loro, beffa doppia: impalpabili prima (persino se parlano) e colpevoli dopo. Poco invidiabile.
