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“In certe zone di Como manca ciò che fa una città umana. Più ristoranti e turisti? Non ce n’è bisogno”

Sul tema del futuro (e del presente) di Como e anche sulla scia dell’intervista del presidente del Como, Mirwan Suwarso, che ha delineato la visione sua e del club per il futuro stadio Sinigaglia ideale, riceviamo e pubblichiamo una breve riflessione di una lettrice.

Una nota: la lettera è giunta via mail in originale e, poiché verificabile l’identità, è stata pubblicata senza nome come da richiesta. Ma nelle prossime settimane annunciamo già una stretta sui contributi che non permetteranno di pubblicare nome e cognome, anche se verificabili e fatti salvi casi con specifiche e stringenti ragioni di tutela della riservatezza (rischi per la sicurezza personale, per le conseguenze per altre persone o lavoro ecc). La precisazione vale soprattutto su temi che riguardano la politica cittadina a un anno e mezzo dalle elezioni, fase un cui trasparenza e assunzione di responsabilità da parte nostra e dei lettori saranno più che mai necessarie. Inutile dire, dunque, che – come detto, salve comprovate ragioni oggettive – lettere e contributi senza firme verificabili non saranno pubblicati.

Il testo di seguito.

A Como (soprattutto nelle zone di Caserme, Borghi, città murata, Valduce, viale Varese, stadio, Villa Olmo, viale Geno) mancano alcune delle cose che rendono una città vivibile dal punto di vista sociale e umano.

Non c’è un parco pubblico (i giardini del lungo lago sono ormai da anni in disuso in attesa di ristrutturazione e il parco di Villa Olmo non è più utilizzabile a causa dei divieti); manca uno spazio dove i giovani, ma anche gli anziani, possano incontrarsi. Non ci sono asili nido comunali.

Quello che non manca sono invece i ristoranti e i negozi: nel solo perimetro della città murata (di circa 2 km) sono presenti circa 500 attività tra bar, ristoranti e negozi.

Eppure, negli ultimi anni, l’unica proposta concreta per quanto riguarda le infrastrutture è la costruzione di 10 ristoranti e centri commerciali all’interno del nuovo stadio, con lo scopo di attirare ancora più turisti, che è l’unica cosa di cui la città (e ancor di più i cittadini) non ha bisogno.

 

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