Oggi il quotidiano La Provincia, in una bella intervista al presidente del Como Mirwan Suwarso a firma Nicola Nenci, riporta una significativa novità sul fronte nuovo stadio. Nell’impianto del futuro che ha in mente il club, infatti, non sarà più presente l’hotel, come invece ipotizzato nel documento di fattibilità che ha appena incassato la chiusura positiva (pur con alcune criticità ancora da risolvere) della Conferenza dei servizi. E i ristoranti ipotizzati nel nuovo impianto (“Non grandi”, dice Suwarso) sarebbero 5 (e non 10), tutti vista lago.
Riguardo all’albergo che viene meno, il presidente del Como ha affermato che “al momento non ci sono le condizioni”, cosa che lascia immaginare che l’eliminazione della struttura ricettiva sia potenzialmente da collegarsi – oltre che certamente a calcoli economico-finanziari interni e, chissà, forse anche a confronti con il mondo dell’hôtellerie locale – anche alla revisione delle dimensioni dell’impianto chieste (e ottenute) dalla Soprintendenza.
Insomma, un passaggio importante verso il futuro Sinigaglia, che forse lo è ancor di più per il significato profondo della scelta, al di là del tema pratico e specifico.
Azzardando una considerazione, infatti, viene da pensare una cosa: alla fine, a dispetto di insulti e offese verso tutti coloro che in questi mesi hanno dibattuto anche ferocemente sul nuovo Sinigaglia, il confronto – a ogni livello – serve. Serve sempre. E serve a tutti, non soltanto – altra cantilena francamente insopportabile – al fantomatico “partito del no” o agli ancor più fantasiosi “poteri forti contro lo stadio”.
Molto più banalmente, come dimostra peraltro anche l’ottimo esito del confronto tra il club e la Soprintendenza tanto vituperata (che ha positivamente battezzato le revisioni progettuali messe in campo dalla società dopo i primi stop), mettere in campo ipotesi, contro-ipotesi, indicazioni, persino vincoli e richieste, tende a produrre risultati diversi da quelli originari, magari persino in assoluto non ottimali rispetto ai desideri ideali delle singole parti, eppure capaci di sbloccare impasse, modificare e avvicinare posizioni e in prospettiva generare soluzioni che possano recepire nel mondo del possibile, se non in quello della perfezione, le istanze reciproche.
Il tutto – e stiamo ancora alle parole di Suwarso affidate a La Provincia questa mattina – senza minimamente far venire meno l’intenzione di base della società di realizzare un Sinigaglia finalmente moderno, sicuro, funzionale e accogliente (“Si procede, confermiamo la nostra volontà di fare un nuovo impianto”, ha ribadito il presidente del Como).
Insomma, anche se l’addio all’hotel potrebbe sembrare un passo indietro, in realtà oggi si compie un passo avanti verso il futuro Sinigaglia. E il merito – oltre che certamente di una società seria, economicamente florida ed evidentemente disposta a non arroccarsi su dogmi e strutture – va anche al sistema di pesi e contrappesi che una comunità, in tutte le sue forme (istituzionali, professionali, pubbliche, private, persino giornalistiche), sa mettere in campo senza alcuna volontà complottistica di intralciare processi e progetti per chissà quale oscuro desiderio masochista ma, anzi, per arrivare a un risultato che possa soddisfare quante più esigenze possibili. In un percorso condiviso, però, non imposto o peggio ancora subìto senza fiatare. Avanti così e – proprio grazie a un club più concreto che ‘ideologico’ – Como avrà davvero un nuovo stadio, finalmente.