Continua il duello a distanza tra Pd e sindaco di Como sul caso dei lavori bloccati ancor prima di partire nel tratto di lungolago che da piazza Matteotti a piazza De Gasperi. Dopo le accuse Dem e la durissima controreplica del primo cittadino, oggi è ancora il partito a ribattere con una lunga nota sempre attorno alla stessa questione: Rapinese – come ha sostenuto in prima persona – era obbligato a non far partire i lavori sulla base dei ricorsi presentati da 6 tra locali e ristoranti oppure è stata una sua scelta, venuta peraltro dopo aver annunciato ancora pochi giorni prima l’intenzione di dare il via alle ruspe a qualsiasi costo?
Secondo il Pd, è vera la seconda. Di seguito, la nota.
Spiace che il Sindaco si sia sentito offeso dalle nostre dichiarazioni in merito alla decisione del Comune di rinviare i lavori di riqualificazione di Lungo Lario Trieste, anche perché l’offesa dell’avversario non fa parte del nostro modo di fare politica; forse lo è di altri. La critica era solo di natura politica.
Resta il fatto che è stata da lui erroneamente richiamata una norma che, sempre a suo parere, obbligherebbe l’Amministrazione comunale a non dare inizio ai lavori prima della decisione del TAR sulla richiesta di sospensiva dei ricorrenti.
Si deve infatti ricordare che l’art. 55 del Codice dei Contratti Pubblici prevede espressamente che l’art. 18, comma 4, invocato dal Sindaco, non si applica agli affidamenti dei contratti di importo inferiore alle soglie di rilevanza europea che, per i lavori pubblici, è di oltre 5 milioni di euro, mentre l’importo dei lavori di Lungo Lario Trieste è di circa 600 mila euro.
Ma c’è di più: la norma citata da Rapinese riguarda l’ipotesi di un ricorso da parte di operatori economici partecipanti alla procedura di gara contro l’aggiudicazione definitiva dei lavori ad altra impresa. E ciò non è quanto successo, sia perché i ricorsi sono stati presentati dai titolari di bar e ristoranti e non da un’impresa che ha partecipato alla gara, sia perché i lavori sono stati affidati senza gara.
Quindi nessuna accusa infamante e nessuna bugia nelle nostre precedenti dichiarazioni, che non sono frutto dell’ignoranza di cui ci accusa Rapinese: la decisione di non dare avvio ai lavori è solo una scelta dell’Amministrazione comunale e non un obbligo di legge.
Abbiamo l’abitudine, prima di fare delle affermazioni, di verificarle; forse anche il Sindaco dovrebbe fare altrettanto. La nostra frequenza universitaria risale a qualche anno fa e non ci azzardiamo quindi a formulare ipotesi sull’esito di eventuali nuovi esami universitari, ma forse sono altri che rischierebbero la bocciatura.
Rimane il tema politico: il Sindaco è sempre in primo piano nel prendersi meriti, anche non suoi, mentre è sempre pronto, di fronte alla mancanza di risultati, a trovare scuse invocando leggi e regolamenti o scaricando la responsabilità sugli uffici.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD
Stefano Legnani, consigliere comunale PD