Sembrava fantascienza. E invece si è verificato il ribaltamento totale di una realtà che si dava per immutabile, inscalfibile, ancorata alle più granitiche certezze. Ma attenzione: benché questo possa apparire come un momento doloroso, quasi al sapore di sconfitta epocale, chiunque punti ad amministrare Como da oggi al prossimo futuro dovrà ripartire da qui: prima i turisti, poi i comaschi.
E (la provocazione?) non è così terribile come sembra. Anzi, questa inversione di leva potrebbe essere proprio la salvezza dei comaschi. O almeno crearne qualche presupposto (comunque per opinioni e repliche: redazionecomozero@gmail.com).
I numeri del fenomeno: la crescita del 97%
Partiamo dai numeri: secondo i dati Istat elaborati per il Sole 24 ore Como è la terza città in Italia per incremento di turisti nei 10 anni tra il 2014 e il 2024. L’aumento è stato del 97%. Il Lago di Como nel suo complesso è arrivato a sfondare la soglia di 5,6 milioni di presenze annue per 1,8 milioni di arrivi e se si calcola che la percentuale di questa enorme massa di persone è di origine straniera, si capisce che sì, sono praticamente tutti turisti.
Ai quali, naturalmente, andrebbe sommata la massa mai scientificamente quantificata, ma certamente enorme, dei gitanti, cioè di chi nel fine settimana, a Pasquetta o nei ponti viene a fare la passeggiata sul lago arrivando dalla provincia o da appena fuori.
Il mercato dei taxi boat e l’affollamento del Lario
Terra già troppo affollata? Scendiamo in acqua. I taxi boat – altro indicatore notevolissimo sul Lario – sono passati da 23 a 365 società dal 2022 al 2025. E il numero di società, che forse in sé dice poco, va moltiplicato sovente per più barche in servizio. Ad accogliere chi? Comaschi che vogliono riscoprire i cavedani da vicino? C’è da dubitarne.
E allora andiamo direttamente al punto, visto che i dati e la situazione concreta sono già chiarissimi a chiunque.
Verso le elezioni 2027: una proposta per il governo della città
La proposta, in particolare in vista delle elezioni 2027 a Como, è semplice: secondo voi, per tentare di riprendere un minimo di controllo su una situazione che sta oggettivamente sfuggendo di mano, ha più senso governare prima di tutto gli 84mila residenti o il milione che ‘usa’ e spreme ogni angolo della città se non per 12, almeno per 8-9 mesi all’anno?
E’ più urgente intervenire a monte, sulla mastodontica forza di pressione che le torme esercitano sul microsistema urbano-urbanistico-economico o sulle conseguenze che vediamo sempre troppo tardi a valle, sul mitologico comasco? Per parlare con un minimo di senso di strade, parcheggi, piazze, servizi, trasporti, alloggi dobbiamo ragionare come in un placido pomeriggio degli anni ’90, basandoci sulle secolari abitudini dei nostri vicini di casa o del rione, o ragionando prima sulle immense moltitudini che un clic su Instagram ha già mosso verso Bellagio e Villa Olmo mentre noi rimpiangiamo pateticamente la ‘vecchia Como’ deserta ad agosto?
Il costo dell’abitare e l’impatto sui residenti
E ancora: vogliamo finalmente ribaltare la visione sui temi veramente drammatici, tipo il costo improponibile dell’abitare a Como, ormai non solo in centro storico se le suite per i turisti arrivano anche a Camerlata?
Se un bilocale senza vista lago è arrivato a sfiorare il milione di euro nella zona centrale, se i residenti fuggono e avere il desiderio di abitare almeno nei dintorni dell’acqua si è fatto pura utopia, a cosa va attribuito il fenomeno: a interi palazzi, se non quartieri, trasformati in b&b o hotel di lusso da chi vive e prospera di turismo e turisti, o da misteriose fatalità autoctone?
E se persino una pizza e uno Spritz costano una fortuna in un terzo di città, sarà forse mica che chi ha i dollari non se ne accorge nemmeno e che chiunque abbia un bar o un ristorante ormai a Como pensa prima a loro che ai vari Molteni, Frigerio e Tagliabue? Se in certe zone nascono le cosiddette tariffe vulcano – 3 euro l’ora per 24 ore, roba che solo pochi anni fa sarebbe stata inimmaginabile – quanto c’entrano i ‘gitanti’ da 1 a 100? E quanto i residenti?
Un punto di vista copernicano per il futuro di Como
Insomma, il concetto è chiaro: è ora di cedere all’evidenza. E’ ora che la politica, che le associazioni di categoria (se esistono, queste ultime, visto che il dubbio a livello di dibattito pubblico è lecito), che le forze economiche assumano un punto di vista copernicano: che guardino prima al milione di americani, francesi, arabi, cinesi, tedeschi che usano letteralmente la città e ne distorcono fatalmente la fruibilità, lo sviluppo e il senso stesso a danno dei residenti storici.
Troppo piccola ormai, e comoda giusto per qualche slogan alla Semm Cumasch, l’unità di misura del ‘comasco’ per decidere l’impronta della città tra 20 anni. Il mondo la sta già plasmando – in maniera spesso selvaggia – senza chiedere il permesso a nessuno. Ecco perché bisogna mettere da parte orgoglio e demagogie elettorali: si pensi a gestire, governare, fronteggiare sul serio l’orda globale, si farà del bene soprattutto ai comaschi su tutti i fronti, dalla sicurezza (perché il mondo che arriva in città non porta solo dobloni, eh) ai parcheggi, dai parchi agli alloggi, dal traffico all’ambiente, dai battelli alla funicolare.
Si pensi in grande, in grandissimo – almeno alla pari dei numeri mostruosi che sta ancora fronteggiando alla chetichella l’intero lago – e vedrete che si farà un favore enorme proprio ai comaschi. Se si ferma la valanga in alto, tutto può succedere e il destino può tornare nelle ‘nostre’ mani. Se si continua a gridare quando la massa informe ha già spazzato e stravolto negozi, vite ed economie, si finirà solo per affondare. E i primi ad andare sotto saranno i comaschi, non i milioni di turisti che dopo aver sagomato a forza e a loro uso e consumo città e paesi, se ne andranno felici, pieni di pizza gourmet e TikTok.