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A Como da marzo la riforma della disabilità: “Allungamento dei tempi e dei costi, chiesto intervento urgente al prefetto”

Dopo la sperimentazione avviata a Brescia nel 2025 a partire dal mese di marzo la riforma della disabilità sarà estesa a 40 province tra cui anche quella di Como. Ma Cgil, Cisl e Uil esprimono forti dubbi sulla possibilità che la provincia sia pronta. Ecco quanto fanno sapere

A partire dal mese di marzo prossimo la riforma nazionale della disabilità, introdotta dalla legge delega 227/2021 e attuata con il decreto legislativo 62/2024, dopo la prima sperimentazione avviata lo scorso anno a Brescia, si estenderà anche nella provincia di Como. Si modifica il sistema di attivazione della domanda di invalidità, che si avvierà direttamente con la trasmissione del certificato medico introduttivo da parte del medico certificatore all’Inps.

L’Istituto di previdenza diventa titolare unico del processo di accertamento della disabilità, riunificando la fase di valutazione di base, oggi in capo alla commissione medico sanitaria presso l’ASST, con la validazione del verbale, di cui è titolare l’Inps. Il cittadino dovrà poi inviare all’Inps i propri dei dati socio – economici per poter accedere alle prestazioni assistenziali, tramite patronato o tramite spid.

Come sindacati, proprio sulla base dell’esperienza avviata a Brescia esprimiamo grande preoccupazione. Molteplici sono le criticità che devono essere affrontate. Da un canto la riforma si realizza in un tempo ed in un territorio in cui manca cronicamente personale sanitario (a partire dai medici di medicina generale, ma anche medici legali e specialisti) e anche sociale, a cui si aggiunge anche il personale amministrativo: condizioni che compromettono sia la fase di avvio della domanda di invalidità, sia la costituzione ed il funzionamento delle commissioni di accertamento che dovrà predisporre l’Inps.

Per il cittadino si traduce in allungamento dei tempi di attesa per il riconoscimento dell’invalidità ed il conseguente ottenimento delle relative tutele. Sulla base di quanto accaduto a Brescia, si palesa anche il rischio per i cittadini di un aumento dei costi di compilazione ed invio del certificato medico introduttivo. Le organizzazioni sindacali di Cgil Cisl e Uil, anche attraverso un presidio regionale che si è svolto a dicembre scorso, hanno sostenuto la necessità di differire l’estensione della sperimentazione. Proposta sostenuta anche dagli assessorati al Lavoro e Welfare di Regione Lombardia con nota inviata alla Presidenza del Consiglio, per la mancanza di modelli organizzativi che possano consentire l’estensione della riforma.

Purtroppo non vi è stato alcun riscontro ed a marzo prenderà avvio la riforma in Provincia di Como. Si è avviato un primo approfondimento con l’Asst Lariana, ad oggi titolare della gestione delle commissioni di valutazioni. Siamo d’altro canto consapevoli che stante proprio la complessità del percorso e le criticità già evidenziate, sia assolutamente necessario confrontarsi con tutti si soggetti a vario titolo coinvolti nel processo di riforma a partire dalla direzione dell’Inps di Como, dell’Ats Insubria, dell’ordine dei medici di Como, nell’interesse comune a garantire le tutele ai cittadini e cittadine del nostro territorio che vivono in condizioni di maggior fragilità.

Per tale ragione abbiamo richiesto al Prefetto con urgenza l’attivazione di un tavolo interistituzionale, che consenta a tutti i soggetti coinvolti di cooperare per assicurare il passaggio delle funzioni e un più efficace coordinamento degli interventi.

Alessandra Ghirotti Cgil di Como, Paola Gilardoni CISL dei Laghi, Dario Esposito UIL Lario

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