Il panorama della grande distribuzione in Italia si prepara a un cambiamento storico. Non si tratta solo del rebranding di circa 300 insegne: il marchio GS sta per tornare ufficialmente dopo l’uscita del gruppo francese Carrefour dal mercato italiano e l’acquisizione da parte del colosso NewPrinces.
L’operazione promette benefici diretti per i consumatori, in particolare in Lombardia, dove si prevedono prezzi più bassi nei punti vendita coinvolti nella trasformazione.
La strategia di NewPrinces: no alle chiusure domenicali
Angelo Mastrolia, presidente esecutivo di NewPrinces (gruppo da 6,9 miliardi di euro di fatturato), ha chiarito la posizione dell’azienda in un’intervista all’inserto Economia del Corriere della Sera.
A differenza di quanto ipotizzato recentemente da Coop, Mastrolia esclude la chiusura dei punti vendita nei giorni festivi: “È una misura che non risponde alle esigenze attuali del mercato”.
Prezzi e materie prime: perché il carrello deve costare meno
Secondo Mastrolia, il contesto economico attuale giustifica un ribasso dei listini. Il presidente sottolinea come i costi di produzione siano calati, nonostante la resistenza di alcuni settori industriali:
“La maggior parte delle materie prime, agricole e non agricole, registra oggi livelli sensibilmente inferiori rispetto ai picchi degli anni scorsi. Le eccezioni sono circoscritte a pochi comparti, come carne e caffè. Anche i costi energetici, sia dell’elettricità sia del gas, sono in netto ridimensionamento”.
Il rischio, secondo il numero uno di NewPrinces, è una stagnazione causata da listini rimasti ancorati al periodo dell’inflazione record: “Prezzi elevati comprimono i volumi, rallentano i consumi e finiscono per penalizzare l’intero sistema economico. Non è un interesse della grande distribuzione mantenerli. Il problema risiede in una parte dell’industria di marca che continua a difendere strutture di prezzo costruite in una fase emergenziale, quando i costi erano significativamente più alti. Oggi quella fase è superata, ma l’adeguamento dei listini non è avvenuto, creando una disconnessione evidente tra costi industriali e prezzi finali”.
Il piano di rilancio: 1.052 punti vendita e 3 nuovi format
Il ritorno dell’insegna GS fa parte di un piano industriale massiccio, sostenuto da un investimento di 200 milioni di euro. L’azienda è attualmente in attesa dei permessi burocratici per procedere al cambio di insegna su vasta scala.
“Siamo in attesa delle autorizzazioni comunali per il cambio di insegna dei 1.052 punti vendita: circa 300 in franchising, altrettanti in affitto e 400 in gestione diretta”, spiega Mastrolia.
La nuova rete GS sarà suddivisa in tre tipologie di format specifici:
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Ipermercati: focalizzati sulla convenienza e utilizzabili come basi logistiche per il settore Horeca.
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Supermercati: incentrati sull’integrazione tra filiera produttiva e distribuzione.
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Express: punti vendita di prossimità urbana per la spesa quotidiana veloce.