Tensione ieri sera in consiglio comunale sulla vicenda che riguarda il futuro del nuovo polo del rugby in costruzione a Como. Sull’operazione, come noto, è piovuta la tegola dell’Autorià nazionale anticorruzione che – in estrema sintesi – ha bocciato l’affidamento diretto dell’appalto da parte dell’amministrazione, ritenendo che la società beneficiaria non ne avesse i titoli necessari (poiché non ritenuta né una società sportiva che già usava il campo, né un’associazione senza fini di lucro).
E’ stato il consigliere comunale di Svolta Civica, Vittorio Nessi, attraverso un’interrogazione, a chiedere lo stato dei fatti dopo l’intervento di Anac e soprattutto a domandare cosa abbia deciso di fare il Comune dopo il provvedimento. Il sindaco Alessandro Rapinese di fatto non ha risposto alle domande specifiche poste dal consigliere di opposizione.
“Anac per me è la Bibbia – si è limitato ad affermare – ma io non ho nulla a che vedere con l’affidamento di un appalto, come dicono gli articoli 50 e 54 del Testo unico degli enti locali. Chi intravede responsabilità del sindaco ha problemi di analfabetismo. L’affidamento dell’appalto non lo fa il sindaco, che nemmeno può intervenire in alcun modo. La legge non lo consente”. Nulla più.
A quel punto è arrivata la replica di Vittorio Nessi: “Anac dice che la procedura è illegittima perché non si poteva fare un affidamento diretto ma una gara pubblica – ha dichiarato – Sono passati 3 mesi dalla segnalazione dell’Autorità e noi volevamo capire se l’indicazione politica dell’amministrazione fosse conformarsi oppure no. E, in base alla risposta, secondo quali ragioni. La risposta del sindaco è stata deludente e inesistente, in sostanza dice ‘prendetevela con chi dovete prendervela’”.
“Eppure – ha concluso Nessi – Questa situazione è identica a quanto accaduto (per l’affidamento di alcuni interventi legati al cantiere paratie, ndr) all’ex sindaco Lucini, che venne accusato di turbativa d’asta e falso ideologico. A questo punto non ci resta che rivolgerci al segretario generale, perché il pubblico ufficiale che viene a conoscenza di fatti che possono costituire reato nell’esercizio delle funzioni ha il dovere di trasmetterli alla Procura della Repubblica. Ha provveduto a trasmettere gli atti?”. Ieri sera, però, non è arrivata nessuna risposta.