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Attualità

Appiano, dopo 80 anni la gavetta di Ernesto è arrivata ai figli grazie a Giada e agli Alpini. Oggi cerimonia e commozione

Dopo quasi ottant’anni la gavetta militare dell’alpino Ernesto Rimoldi è finalmente tornata a casa. La storia di questo lungo viaggio, che ha messo in moto una incredibile macchina di passione e voglia di scrivere insieme un bellissimo lieto fine, è iniziata a luglio di quest’anno quando una ragazza veronese, Giada Leorato, ha ritrovato in garage, tra gli oggetti appartenuti al nonno, una gavetta militare della Seconda Guerra Mondiale su cui erano incisi il nome di un soldato, quello della città di Como e la scritta “Mamma ritornerò” sotto il ritratto di una donna.

Ne avevamo parlato qui:

“Mamma ritornerò”, la guerra, una gavetta e una promessa. Giada chiama gli Alpini di Como: “Troviamo la famiglia di Ernesto”

Così Giada, grazie ai social, ha iniziato una ricerca per ritrovare la famiglia di questo soldato dando vita ad un tam tam inaspettato che ha chiamato a raccolta una vera e propria squadra di persone che oggi si è ritrovata, tra lacrime di commozione, presso la sezione degli Alpini di Appiano Gentile per accogliere questo pezzo di memoria di un paese, ma soprattutto di una famiglia, che torna a casa.

“Quando ho scritto il post sono stata contattata da moltissime persone, persino dall’Argentina, convinte che l’Ernesto Rimoldi proprietario della gavetta fosse un loro parente – spiega Giada – a quel punto ho chiamato l’Associazione Nazionale Alpini di Como che, grazie all’interessamento del segretario Gaetano Ragona, si è attivata per capire chi fosse il soldato in questione anche presso l’Archivio di Stato e alla fine, dei tanti che mi avevano scritto, sono rimaste solo Armida Rimoldi e Alessia Rimoldi, che solo dopo ho scoperto essere parenti tra loro, di cui Ernesto era rispettivamente zio e nonno”.

Il tassello finale, per essere del tutto sicuri di aver trovato la famiglia giusta, l’ha messo poi la sezione Alpini di Appiano Gentile, paese da cui il soldato proveniva: “La sezione di Como ci ha segnalato questa richiesta e noi, attraverso i soci anziani che sono la memoria storica del nostro paese, siamo riusciti a risalire ai parenti dell’alpino Rimoldi e a metterli in contatto con Giada – spiega il segretario Elio Monti – inoltre nei nostri archivi siamo anche risaliti alla sua iscrizione alla nostra sezione su cui viene riportata la sua chiamata alle armi, l’11 gennaio 1943 (data da lui incisa sulla gavetta Ndr)”.

Ed è grazie a questa catena di persone sensibili e desiderose di aiutare che oggi Giada ha potuto consegnare questo ricordo nelle mani di tre dei quattro figli dell’alpino Rimoldi, Carmen, Celestina e Giancarlo (la quarta, Silvana, abita in Calabria e oggi non poteva essere presente) che, commossi, hanno raccontato di un papà tornato sì dalla guerra a riabbracciare la sua famiglia, ma poi purtroppo scomparso quando loro erano ancora molto piccoli, cosa che rende forse ancora più prezioso questo oggetto che oggi, finalmente, è tornato anch’esso a casa dove verrà custodito dal più giovane dei nipoti Rimoldi, Andrea.

GALLERY – LA CERIMONIA DI OGGI

Un commento

  1. Sono Rimoldi Giancarlo, vi ringrazio tantissimo per l’articolo scritto per le belle parole. È stata una bella piacevole emozionante giornata.

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