Il verdetto è ufficiale e a comunicarlo, in prima persona, è stato il diretto interessato. Il capitano della Nazionale svizzera di calcio, Granit Xhaka, è stato riconosciuto colpevole nell’ambito della delicata inchiesta sui certificati Covid contraffatti. Attraverso un messaggio pubblicato sul proprio profilo Instagram, il trentaquattrenne ha deciso di fare chiarezza sulla sua posizione giudiziaria, mettendo un punto a una vicenda che ha fatto discutere l’opinione pubblica e scosso i vertici dello sport elvetico.
I dettagli della condanna: 150mila franchi e due anni di prova
La giustizia ha optato per un iter rapido. Come spiegato dallo stesso centrocampista ai suoi follower, il caso si è chiuso con un’ordinanza penale semplificata per l’ottenimento di una falsa certificazione.
La sanzione imposta dal tribunale consiste in una pena pecuniaria con la condizionale di 50 aliquote giornaliere da 3.000 franchi ciascuna. Il totale ammonta a ben 150mila franchi svizzeri, ma il pagamento effettivo è al momento sospeso. «Ciò significa che la pena non sarà eseguita finché non commetterò altre infrazioni durante questo periodo», ha precisato Xhaka, confermando che dovrà affrontare un periodo di prova di due anni. Il giocatore ha inoltre fatto sapere di aver già saldato interamente le spese legali della procedura.
L’Inchiesta di Lucerna: dalla smentita all’ammissione
Il vaso di Pandora era stato scoperchiato lo scorso settembre dal quotidiano Blick, che aveva svelato un’indagine in corso da parte del Ministero pubblico di Lucerna ai danni del capitano della Nazionale. Le accuse risalivano al novembre 2022, periodo in cui Xhaka avrebbe utilizzato un pass sanitario falso con l’aiuto della dottoressa Andrea Ludwig.
Le prime reazioni del calciatore sono state di netta chiusura, negando qualsiasi coinvolgimento. Tuttavia, di fronte alle evidenze e alla crescente pressione mediatica, Xhaka ha fatto un passo indietro ammettendo pubblicamente l’illecito. Ha spiegato di aver agito spinto dalla paura e dalla diffidenza verso il vaccino, decidendo infine di collaborare pienamente con le autorità inquirenti per chiudere il caso.
Il futuro in nazionale: esclusione temporanea, ma resta capitano
Le ripercussioni sul rettangolo verde sono state immediate, ma calibrate. Di comune accordo con la Federazione svizzera di calcio, è stata decisa l’esclusione temporanea di Xhaka per le quattro partite di Nations League disputate tra fine settembre e inizio ottobre, permettendo così di allentare la tensione attorno alla squadra.
Nonostante lo scivolone extracalcistico, i vertici tecnici e istituzionali hanno deciso di tutelare il loro leader sportivo. Sia il selezionatore Murat Yakin che il presidente federale Peter Knäbel sono intervenuti pubblicamente per ribadire che Xhaka manterrà la fascia di capitano. Il suo futuro in maglia rossocrociata ripartirà da qui, in attesa dei previsti colloqui interni e di eventuali, ulteriori sanzioni disciplinari da parte della Federazione.
