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Como, addio ai negozi di quartiere. “Ci vuole un rigoroso controllo degli insediamenti commerciali”

In Lombardia diminuiscono i negozi sotto casa, mentre aumenta la superficie complessiva destinata alla vendita. Tra il 2019 e il 2026 gli esercizi di vicinato sono calati di 4.192 unità, circa seicento l’anno. Nello stesso periodo, considerando l’intera rete dei punti vendita in sede fissa, gli spazi commerciali sono passati da 16,42 a 16,54 milioni di metri quadrati.

È il paradosso che emerge dal dossier di Confesercenti Lombardia sui dati dell’Osservatorio regionale del commercio: meno attività di prossimità, più spazio alle medie strutture. Il calo prosegue anche dopo la pandemia. Tra il 2022 e il 2026 la Lombardia ha perso 2.613 negozi di vicinato: quasi due terzi dell’intera riduzione registrata dal 2019. I numeri indicano il saldo tra aperture e chiusure, non il totale delle attività che hanno cessato di operare.

A ridursi sono anche i negozi della spesa quotidiana. Nel quadriennio 2022-2026 gli alimentari di vicinato diminuiscono di 162 unità, dopo il saldo positivo registrato tra il 2019 e il 2022. Nello stesso quadriennio si perdono anche 2.433 negozi non alimentari. In dieci province su dodici scende il numero di negozi alimentari e misti in rapporto agli abitanti.

Intanto, tra il 2019 e il 2026, le medie strutture di vendita aggiungono circa 422mila metri quadrati di superficie. In metà delle province lombarde i loro spazi superano ormai quelli di tutti i negozi di vicinato messi insieme. La crescita delle superfici si concentra per quasi nove decimi nei comuni fuori dai capoluoghi.

Anche la geografia del commercio si divide. Il comune di Milano guadagna 663 negozi di vicinato rispetto al 2019; gli altri undici capoluoghi lombardi, insieme, ne perdono 635. Il saldo complessivo dei capoluoghi appare così quasi fermo, ma nasconde due andamenti opposti. Nei comuni non capoluogo la contrazione è ancora più ampia: 4.220 negozi in meno.

Como: tra il 2019 e il 2026 il totale provinciale (dato dalla somma di esercizi di vicinato, medie strutture e grandi strutture) segna una lieve flessione numerica da 6.475 a 6.430 unità (−45 attività, −0,69%), che diventa però più marcata se misurata dal picco del 2022 (da 6.629 a 6.430 unità, −199 punti vendita, −3,00%). La superficie complessiva sale invece da 854.128 a 899.337 metri quadrati (+45.209 metri quadrati, +5,29% sul 2019; +1,93% sul 2022).

Gli esercizi di vicinato scendono da 5.925 a 5.881 (−44 unità, −0,74% sul 2019, ma −203 negozi pari a −3,34% rispetto ai 6.084 del 2022), aumentando la superficie sul 2019 (+6.823 metri quadrati, +1,90%) ma perdendo il 3,57% di spazio rispetto al 2022. Le medie strutture passano da 519 a 517 sul 2019 (−0,39%, ma +3 unità rispetto alle 514 del 2022) con un balzo della superficie da 330.841 a 367.702 metri quadrati (+36.861 metri quadrati, +11,14% sul 2019 e +8,17% sul 2022). Le grandi strutture salgono da 31 a 32 (+3,23%) e da 164.275 a 165.800 metri quadrati (+0,93% sul 2019).

“Quando un comune minore o un quartiere perde l’ultimo negozio alimentare o le sue botteghe, perde lavoro autonomo, sicurezza, valore immobiliare e servizi essenziali per la popolazione più anziana”, dichiara Claudio Casartelli, Presidente di Confesercenti Como.

Confesercenti chiede a Regione e Comuni un governo più rigoroso degli insediamenti commerciali per fermare il consumo di suolo extraurbano e un rafforzamento stabile dei bandi per i Distretti del commercio e i mercati. Sul piano nazionale, sostiene la propria proposta di legge di iniziativa popolare per istituire le Zone Economiche Speciali di Prossimità, le ZESPro: agevolazioni fiscali, contributi al rilancio e semplificazione amministrativa nei territori dove il commercio di vicinato rischia di scomparire.

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