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“Como, bus turistici per ore coi motori accesi nei posti in tangenziale, traffico rallentato e pericolo” VIDEO

Riceviamo e pubblichiamo il contributo con video di un lettore a proposito della sosta dei pullman turistici in tangenziale, spunto che allarga la riflessione sul tema generale del turismo (lo stesso lettore aveva già inviato questo contributo lo scorso maggio).

Como è cambiata e sta cambiando rapidamente: più turismo, più movimento, più pressione sulla città. Ma mentre tutto cresce, le scelte – quando arrivano – sono isolate, scollegate tra loro, prive di una visione generale che tenga insieme mobilità, vivibilità e gestione dei flussi. Le decisioni vengono prese caso per caso, senza un progetto che le renda coerenti, senza una direzione chiara, senza un disegno complessivo. Così la città non viene guidata. Viene semplicemente amministrata nell’istante. E in questo quadro, la politica parla quasi esclusivamente di multe, come se fossero l’unico strumento disponibile per affrontare la complessità urbana. Il paradosso è che prima che ai suoi cittadini andrebbero fatte ai bus turistici (a onor del vero, pur su altri fronti rispetto a quello denunciato c’è stato un recentissimo e importante intervento della polizia locale qui).

Il caso dei bus turistici lo dimostra chiaramente. Spostarli dal lungolago è stato giusto, ma farlo senza inserirli in un sistema di mobilità più ampio ha creato nuovi problemi. In una città organizzata, i bus vengono indirizzati verso aree di interscambio dove i visitatori possono proseguire con mezzi pubblici, così da ridurre traffico, emissioni e congestione. A Como, invece, sono stati collocati alla fine di Viale Innocenzo, una zona già critica per smog e rumore, congestionata e non adatta per accogliere mezzi di grandi dimensioni. Il risultato è evidente: bus che restano con i motori accesi, traffico rallentato, situazioni di pericolo. E soprattutto una scena che non dovrebbe esistere nel 2026: bus di linea costretti a fermarsi in mezzo alla tangenziale per far scendere i passeggeri perché non trovano posto. La norma prevede una sosta veloce, massimo 15 minuti, con i motori spenti; invece alcuni restano a motore acceso in Viale Innocenzo per ore.

Questa non è gestione dei flussi, non è mobilità, non è amministrazione. È la conseguenza di scelte isolate, non coordinate, non inserite in una visione. Como avrebbe bisogno di una guida capace di guardare oltre il prossimo weekend, oltre la prossima sanzione, oltre il prossimo divieto. Una città che cresce deve essere progettata, una città che cambia deve essere guidata. Una città che accoglie deve essere organizzata. Oggi Como non è nessuna di queste cose. Nel frattempo perde i suoi cittadini, e quelli che rimangono vivono peggio di prima.

Francesco Giuseppe Urbanelli

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