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Como e il nuovo stadio. “Sudditanza pubblica verso i ricchi investitori privati. Sostituire una scuola con un autosilo ne è la dimostrazione”

E’ sempre il futuro del nuovo stadio Sinigaglia a catalizzare il dibattito cittadino. Dopo gli ultimi passaggi, compreso il ricorso al Tar da parte del Comitato Tutela Zona Stadio di Como, ecco un ulteriore contributo in arrivo da Luigi Ciullo – Commissario per l’urbanistica in Como dal 1994 al 2002.

Ecco il suo pensiero:

Chi ha ricoperto o ricopre una carica elettiva dovrebbe sapere che ogni opera edilizia proposta dal privato dovrebbe sempre conformarsi a Pianificazioni pubbliche che tutelino con regole comuni gli interessi collettivi contro il caos degli individualismi proprietari. Pianificazioni che a Como sono tutt’altro che aggiornate allo sviluppo turistico e residenziale.

Il rischio è quindi quello di sostituire l’Urbanistica programmata con l’Urbanistica contrattata, ovvero la tristemente famosa concertazione tra il pubblico e il privato per la realizzazione delle opere di trasformazione urbana che deroghi dal sistema di regole erga omnes definite da piani generali coordinati.

Negli anni ’90 affrontammo le richieste dei privati nei progetti di recupero delle aree industriali dismesse: i progetti “Adamoli” così definiti da omonima legge regionale lombarda. Pur nel riferimento alle deroghe urbanistiche che favorivano lo sfruttamento di queste aree strategiche (Ex-Pessina, Ex Subalpina, Trevitex etc.), si cercò quasi sempre di “portare a casa” quanti più benefici possibili per la collettività.

Io stesso dai banchi dell’opposizione di centro-sinistra vidi approvati emendamenti che sottoposi per ridimensionare l’impatto ambientale dei nuovi edifici, recuperare oneri di urbanizzazione e integrare servizi per il pubblico. Negli ultimi anni dello stesso decennio, con emendamento non approvato ma allegato alla delibera consiliare riuscii persino a bloccare in Regione il Piano Regolatore della Giunta Botta per incoerenza tra gli obiettivi di salvaguardia ambientale in premessa e i piani di lottizzazione in allegato.

Negli anni 2000 quei piani furono recuperati in variante a vantaggio dei privati, riportando in auge il fenomeno dell’urbanistica contrattata. Tuttavia, è giusto ricordare anche la Giunta che fornì esempi virtuosi, prediligendo l’edilizia ristrutturativa e di recupero nel vincolare le aree libere e nel dimostrare i vantaggi del saper coniugare l’interesse pubblico con quello privato (Assessore L. Spallino- Giunta Lucini).

Si ratificò contestualmente la possibilità di ampliamento dello Stadio Sinigaglia a fronte dell’affermazione sportiva del territorio e dell’esigenza di conservare la funzione in loco. Una permanenza che potesse integrarsi con la pianificazione generale considerati contesto residenziale e ricadute su viabilità e sosta.

Sullo Stadio oggi verifichiamo un nuovo tipo di arrendevolezza della politica cittadina che, a prima vista, appare analoga al fenomeno dell’urbanistica contrattata. L’intento di sostituire una scuola a cui fanno riferimento duecentoventi famiglie con un Autosilo ne è dimostrazione.

L’incapacità di sostenere l’argine delle regole a tutela collettiva pare evidente nella rinuncia a ricercare soluzioni alternative per lo stesso autosilo, il cui beneficio possa riverberarsi non solo sullo Stadio. La riservatezza assoluta dei documenti progettuali e la stessa delega all’approfondimento pubblico demandata ai soli Organi di Controllo potrebbero celare un nuovo primato della deleteria contrattazione (Sindaco con delega all’urbanistica A. Rapinese).

In realtà, siamo a mio avviso di fronte a un fenomeno ancora peggiore. Oggi a Como appare talmente scarso l’interesse dell’amministrazione di portare a casa un beneficio derivabile dal confronto con tutti gli aventi diritto da non tentare neppure di darne impressione contraria.

La rinuncia alla mediazione individua nella richiesta del privato l’attivazione di un curioso automatismo decisionale, come se questo possieda in sé le risorse per autorigenerarsi senza necessità di alcuna partecipazione del capoluogo. La giustificazione della stessa rinuncia ad ogni interazione, o persino a pubblica contrattazione, appare direttamente proporzionale alla potenza economica del privato.

In realtà, immaginiamo che siano assai probabili trattative riservate mentre le Aule del dibattito pubblico vengano considerate sede di esclusiva ratifica formale. E il livello di tolleranza del contraddittorio in quelle Aule potrebbe a sua volta rappresentare ulteriore elemento dimostrativo.

Tale inquietante condizione non si preoccupa neppure di fornire risposte a domande e proposte della cittadinanza mediante esposizione di dati riferibili alla storica e condivisibile opportunità. Interesse, quest’ultimo, tanto più suffragato da elementi di evidenza o, tanto meno, da qualsivoglia paravento retorico.

Nulla: solo il silenzio a dimostrazione che sia impossibile contraddire o soltanto bilanciare la volontà preponderante del ricco, ricchissimo privato. Un silenzio in cui si vorrebbe relegare anche la cittadinanza partecipe. Come se questa dovesse restare chiusa in casa anziché considerarsi protagonista viva e vitale dei quartieri, dei viali, dei rapporti sociali e della stessa aria che si respira.

Ed in tale sudditanza pubblica verso la sostanza progettuale degli investitori privati, insieme all’indifferenza verso i contributi della città e dei suoi rappresentanti, insiste il paradosso populista dell’attuale amministrazione a confronto con quelle precedenti, più o meno sensibili al tema del disegno urbano. Un paradosso che contiene indubbiamente i germi dell’autodistruzione, ma che rischia di sacrificare tanto l’interesse pubblico quanto quello privato nell’ultimo nulla di fatto per Como.

Luigi CIULLO – Commissario per l’urbanistica in Como dal 1994 al 2002.

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