“Lo scempio Voltiano“. E’ spuntato anche questo immaginifico slogan, questa mattina, nella zona tra giardini a lago e Tempio, durante la manifestazione di cittadini e partiti contro la sostituzione dei ciliegi (già tagliati nei mesi scorsi) con piante di pero, come vorrebbe la perizia di variante messa a punto dal Comune. Qui sotto, il video completo.
Al microfono si sono succeduti diversi oratori, a partire dai promotori della specifica iniziativa, cioè l’associazione Nova Como, per cui sono intervenuti il presidente Vincenzo Falanga e la vice Teresa Minniti. “La scelta di sostituire i ciliegi del cannocchiale visivo tra viale Cavallotti e il Tempio Voltiano è solo di questa giunta e di nessun altro – hanno ribadito entrambi, sottolineando anche il ritardo di circa un anno del cantiere per i giardini a lago – Per noi è solo una ripicca del sindaco e la contrasteremo con tutte le nostre forze”.
“La definizione sentita da un cittadino di “Scempio Voltiano” mi pare perfetta – ha aggiunto il consigliere regionale di Forza Italia, Sergio Gaddi – Rapinese vuole cambiare i ciliegi del cannocchiale con i peri, e lo vuole fare con una perizia voluta dalla sua amministrazione. Questo è l’unico fattore che conta, mentre continua un accanimento contro la bellezza come già accaduto in via XX Settembre, dove per fortuna la Soprintendenza ha ristabilito il valore della storia e della bellezza. E il sindaco non scarichi su agronomi, tecnici o altri decisioni che sono solo sue”.
Un concetto ribadito anche da Angelo Orsenigo, consigliere regionale Pd: “Il sindaco si assuma le sue responsabilità anche se ormai è staccato dalla realtà: prometteva un ufficio di vetro, è chiuso in un ufficio di cemento. Non sa riconoscere la bellezza del territorio e sulla vicenda della sostituzione dei ciliegi con i peri, troverà sempre noi pronti a dare battaglia per tutelare la storia della città. Questa non è una questione di frutta, forse è il sindaco che è alla frutta…”.

“Il sindaco si sta allenando a perdere nel 2027, come ha perso tutte le cause che ha fatto in questi anni – ha rilanciato il presidente provinciale di Fratelli d’Italia, Stefano Molinari – E il problema non è soltanto quello dei ciliegi, che vanno assolutamente difesi. Tutto il verde di Como merita una gestione nettamente migliore. Ma tra un annetto lo manderemo a casa e la avremo”.
Il consigliere comunale del Pd, Sefano Legnani, ha ricordato che “l’autorizzazione che oggi c’è, il progetto esecutivo valido e approvato (per i nuovi giardini a lago, ndr) qui prevede i ciliegi, punto. Il Comune invece li ha tagliati nottetempo. Mi chiedo anche: dov’è l’assessore al Verde? Totalmente assente”. Subito dopo, una battuta del segretario cittadino di FdI Alessandro Nardone ha strappato qualche sorriso: “Ho la soluzione. Chiediamo al sindaco Rapinese di piantare peri, vedrete che per ripicca metterà i ciliegi…”.
Il segretario provinciale di Azione, Lorenzo Pedretti, ha rilanciato dicendo che “il verde non si cura soltanto in centro storico, ci sono periferie abbandonate a se stesse. E sui ciliegi, il sindaco non può dire che la scelta di sostituirli con i peri è dell’agronomo: è la politica che sceglie, il sindaco si assuma le sue responsabilità”.
Giorgia Merlini, portavoce del comitato per i ciliegi di via XX Settembre, ha rimarcato che “è incredibile come il sindaco dimostri ancora una volta di non essere interessato a ciò che è importante per i cittadini. Ma Rapinese ha almeno un merito: ci ha aiutati a trovarci, a conoscerci e a riunirci. Non disperderemo le nostre forze, nemmeno con chi arriverà dopo questo sindaco”. Sempre per il comitato dei cittadini nato per i ciliegi di via XX Settembre, ha chiuso Andrea Crosato: “Siamo riusciti a salvare i nostri amati ciliegi nella via e abbiamo dimostrato quando è importante scendere in campo e lottare per ciò in cui si crede”.
Intervenuta alla giornata anche Elisabetta Patelli, che poi ha diffuso la nota che pubblichiamo di seguito.
Il progetto di riqualificazione dei giardini cittadini, al di là delle peripezie di cantiere e dei ritardi clamorosi d cui nn si vede sbocco, viene presentato come un intervento di valorizzazione del parco pubblico. Tuttavia, analizzando i documenti progettuali, emergono criticità profonde che meritano una riflessione seria:
1) la “tabula rasa” del patrimonio arboreo esistente e le bugie sui ciliegi
Su 73 alberi presenti si prevede l’abbattimento di 45 esemplari. Si parla di alberi “deperienti”( cioè non troppo in forma) e di piante che devono sparire perché INTERFERENTI col progetto. Non si tratta soltanto di ciliegi ornamentali (ben 24 abbattuti), ma di betulle, tuie, ligustri e querce, e molte altre specie. Emblematica è la pianta n.29 dichiarata SANA ma CONDANNATA. con diametro del tronco di circa 70 centimetri e un’altezza di circa 16 metri, quindi un albero maturo e strutturalmente importante. In cambio di questa perdita significativa, il progetto prevede la messa a dimora di sole 7 nuove essenze. Colpisce che, nella documentazione tecnica, l’agronomo Giorgetti abbia definito l’intervento come un’operazione conservativa dal punto di vista del verde.
In merito alla sostituzione dei ciliegi con altri peri in un video di febbraio 2024 il tecnico del Sindaco e responsabile del progetto dichiarava che era previsto la ripiantumazione con altri ciliegi.
2) le nuove strutture previste nel parco
Il progetto introduce gradonate di cui non è chiara la reale necessità e soprattutto la realizzazione della cosiddetta “battery”, una struttura in cemento destinata a ospitare un piccolo bar, una biblioteca tematica sul parco ????)e un microspazio espositivo. Ma di cosa stiamo parlando? forse diventerà rifugio notturno per qualche disperato…
3) il rapporto tra questo progetto e lo stadio
E’ vero che parte dell’area e’ stata progettata per ospitare barriere mobili di sicurezza, passaggi operativi e spazi per la movimentazione dei pullmini navetta legati agli eventi sportivi? Il giardino viene riqualificato per i cittadini o adattato alle esigenze logistiche dello stadio?
In conclusione, il progetto riflette una visione obsoleta e miope che stravolge l’identità di un luogo storico: gli alberi vengono percepiti come elementi che interferiscono con nuovi volumi edilizi e nuovo cemento. Questo concetto è rivendicato e praticato neanche da questa Amministrazione e dei tecnici a cui si è affidata. In questo quadro la sostituzione dei ciliegi con i peri èun colpo di mano. Eppure nel 2026 il verde urbano dovrebbe esser considerato ma una infrastruttura ecologica e sociale strategica.
Gli alberi garantiscono ombra, riduzione delle isole di calore, assorbimento degli inquinanti, regolazione delle acque meteoriche e qualità dello spazio pubblico. Sono anche memoria storica dei luoghi e parte integrante del paesaggio urbano.