Amanti della musica non abbiate timore: la notizia è confermata – ne parlavamo già qualche mese fa QUI e QUI– ma Renata Music, il tempio della musica di Como non chiuderà subito. A meno che.. “A meno che non riesca a smaltire il magazzino in toto. Allora andrò a godermi il meritato riposo non senza avere affiancato, anche gratuitamente, chi mi vorrà subentrare”.
Eh si perché l’obiettivo di Renata non è “solo” quello di cedere il negozio ma di poterlo passare nelle mani di qualche appassionato di musica così da mantenere vivo lo spirito e i decibel che da anni si sprigionano dal negozio di via Collegio dei Dottori.

“Qualche offerta è arrivata ma non erano in linea con il mio progetto e la mia passione viscerale per la musica”, ci dice. Fede che non ha limiti “se non per la Trap e pochi altri generi che proprio non riesco a sopportare e che non varcheranno quella porta”. Questa è infatti la casa di tutto quanto suona rock e metal, dal patinato Glam fino al più cupo Death metal.

Chi ha frequentato il negozio la conosce bene: da Renata non si entra solo per comprare un vinile o un cd – oltre ad abbigliamento, libri e chitarre – ma per chiedere un consiglio, ascoltare una novità appena uscita e vedere se ne sa più di te su quella determinata band, cosa che quasi sempre accade.
“Il negozio è ancora aperto e non penso proprio chiuderà a fine 2026. Sto smaltendo il catalogo e posso contare su uno zoccolo duro di oltre 100 appassionati che mi stanno lentamente svuotando il magazzino – ci racconta mentre impila una decina di cd per un cliente – ma intanto cerco chi possa subentrare”.
Di sicuro quando il passaggio di consegne – o purtroppo la chiusura – avverrà sarà un dispiacere enorme per tutti. Questo perché parlando con Renata si possono rivedere gli ultimi decenni di vita in città e non solo. “Come quando facevo la dj nella mitica discoteca Cà Franca e fui la prima a mettere sul piatto Paranoid dei Black Sabbath”.

Le mode e le tendenze le ha vissute tutte e nel suo negozio sono state accolte e spiegate. E se nei primissimi anni ’80, quando entravi in un negozio di dischi per chiedere un vinile dei Metallica il proprietario ti guardava male – quegli stessi Metallica che oggi si possono acquistare all’Autogrill – di sicuro da Renata potevi trovare non solo quello che cercavi ma molto di più. Come il black metal norvegese, “un tempo qui fuori avevamo la coda di metallari, tra lo sdegno delle signore bene di Como. E sempre io per prima feci in radio una trasmissione proprio su Death e Black metal che suscitò molto interesse. Sì, proprio qui a Como”.
Frequentando il suo negozio potevi anche vivere momenti particolari. Come quando nel giugno del 2000 a Chiavenna venne assassinata Suor Maria Laura Mainetti. Uccisa con 19 coltellate da tre ragazze minorenni del luogo, attirate da un movente legato a un patto e a un rito pseudo-satanico.
“Ricordo bene quel fatto e mi colpì un episodio. Un giorno, mentre il negozio era pieno di ragazzi che ascoltavano musica, vidi due signori in un angolo. Chiesi loro di cosa avevano bisogno ma mi dissero che aspettavano senza problemi che servissi i ragazzi. Passò molto tempo e allora alla fine domandai nuovamente perché erano lì. Erano due uomini della Questura che stavano osservando i giovani intenti ad ascoltare musica metal. Dal Black ad artisti come Marilyn Manson. Questo perché gli inquirenti del caso della suora accertarono che le tre minorenni condividevano una forte fascinazione per l’esoterismo, alimentata anche dall’ascolto di musica e testi con riferimenti dark e provocatori. In particolare quelli di Marilyn Manson”.

Facendo un passo indietro va detto che Renata iniziò a lavorare con la musica fin da giovanissima: aveva 16 anni quando, nel 1966, esordì alla Standa nel reparto dischi. Per passare poi nel 1981 a gestire il negozio dentro gli storici magazzini Mantovani e poi dal 1992 trasferirsi in via Collegio dei Dottori. “Ho visto crescere e formarsi musicalmente ragazzi di ogni tipo e fede. Ho visto i cambiamenti e sempre più di recente la perdita di curiosità nei giovani, come quando arrivò un ragazzo che mi chiese una maglietta dei Nirvana credendo fosse un marchio e non una band. Altri me ne chiesero una con la “lingua fuori” senza sapere nulla dei “Rolling Stones”.
Passaggio decisivo l’arrivo dello streaming a portata di smartphone, con YouTube e Spotify, indiziati principali per la morte del disco fisico. “Vero, sicuramente una fetta di clienti l’ho persa. Ma qui si viene anche per un consiglio, per il merchandising, la maglietta particolare di importazione. E ancora oggi continuo a mandare avanti il negozio, seppur a velocità ridotta, con lo stesso spirito”.
Ma cosa farà la dea del metal una volta chiuso il negozio. “Sicuramente ascolterò musica con il mio impianto casalingo e poi cucinerò. Da buona mantovana mi piace la tavola. Panificherò di più rispetto a quanto non faccia desso. Si perché è una passione e già ora mi faccio il pane, alle 5 del mattino scatta la seconda panificazione in casa mia”.
Prima di salutarci un ultimo ricordo legato ai volti noti entrati in negozio. “Ricordo quando varcò quella porta, la sera prima aveva cantato a Milano, Peter Gabriel. Un gigante della musica che però non si dimostrò particolarmente simpatico. Tutt’altra storia quando venne il tastierista degli Yes, Rick Wakeman che arrivò in un giorno di pioggia e rimase qui tutta la mattina parlando con i ragazzi, fu una bellissima presenza. E infine non scorderò mai quando, qui fuori, mi si parò davanti il mitico Eric Clapton”.
