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Como, quei cinque minuti scarsi sono un salasso: “Io ho sbagliato ma la multa da 101 euro è violenza economica”

Il tema parcheggi è certamente quello che suscita le discussioni, e sempre più spesso, le polemiche maggiori. Tariffe elevate e posti limitati sono sovente causa di scontro. Solo poche ore fa riportavamo la riflessione di un lettore sull’incremento, in certe zone della città e in particolare in viale Geno, del costo della sosta.

Ora arriva un altro contributo di natura diversa ma nello stesso solco. Il punto di partenza di chi ha scritto alla redazione è chiaro: ammette di aver commesso un errore nel lasciare la macchina, sempre in viale Geno, senza verificare le regole della sosta; ma ciò che lo porta a interrogarsi e a proporre questo ampio contributo è la sanzione di vivere in un sistema vessatorio e sproporzionato. Ecco la mail:

Gentile Redazione,

quando una città smette di far sentire i propri cittadini parte di una comunità e comincia a farli sentire semplicemente soggetti da controllare e sanzionare, credo sia arrivato il momento di porsi qualche domanda. Nei giorni scorsi abbiamo assistito alle immagini delle vetrine blindate nel centro di Como, per il timore di atti vandalici e saccheggi. Giustamente condanniamo ogni forma di violenza e prepotenza. Pretendiamo legalità e rispetto delle regole.

Ma vorrei sollevare una questione forse più scomoda: chi tutela il cittadino quando è proprio l’applicazione delle scelte amministrative a generare un profondo senso di vessazione? Il 28 ottobre ho parcheggiato in Viale Geno intorno alle 19:55, erroneamente convinto che l’obbligo di pagamento terminasse alle ore 20. Alle 19:58, appena pochi minuti dopo il mio arrivo, era già stata accertata la violazione: 101,40 euro per una sosta complessiva di un’ora quaranta minuti, che regolarmente pagata sarebbe costata circa 6 euro.

Ho sbagliato. Lo riconosco e non cerco attenuanti. Ma rifiuto di considerare normale che un errore di questa natura possa generare una conseguenza economica di tale entità. Dei 101,40 euro richiesti, ben 72 corrispondono a 24 ore di parcheggio mai effettivamente utilizzate. E tutto questo è perfettamente previsto dalla normativa.

Ma da quando la legalità di una decisione è diventata sufficiente a garantirne anche l’equità? Per me questa è una forma di violenza intima e silenziosa. Non parlo di violenza fisica, né intendo equiparare una sanzione a un’aggressione. Parlo della sensazione di essere economicamente e moralmente vessati da un sistema che sembra aver perso il senso delle proporzioni. Un piccolo errore non dovrebbe far sentire una persona come se avesse commesso qualcosa di gravissimo.

E soprattutto, sembra quasi che il denaro abbia perso il suo valore. Cento euro non sono spiccioli. Sono lavoro, sacrifici, spesa, bollette. Sono una somma che per molte famiglie conta eccome. Ma questa vicenda si inserisce in una questione ancora più grande. Como è diventata una destinazione turistica internazionale, e questo rappresenta certamente un’opportunità economica. Tuttavia, sempre più persone lamentano una città che cambia identità, nella quale diventa difficile muoversi, parcheggiare, abitare e persino riconoscersi.
È possibile che una città diventi sempre più desiderabile per chi arriva da lontano e sempre meno vivibile per chi le appartiene? Il cittadino rischia di sentirsi un ospite nella propria città. E quando commette un errore, anziché percepire una sanzione proporzionata, si trova davanti a una richiesta economica che vive come una punizione esemplare.

 

Non voglio affermare che ogni misura sia studiata per fare cassa. Ma credo sia legittimo domandarsi se, nelle decisioni amministrative, il rispetto delle persone abbia ancora lo stesso peso dell’applicazione delle regole. So che il Codice della Strada prevede il recupero della tariffa giornaliera. Ma la scelta di applicare 3 euro all’ora, 24 ore su 24, è dell’amministrazione comunale. E allora, se chi governa una città conosce le conseguenze delle proprie scelte, può davvero limitarsi a rispondere che è tutto previsto dalla legge?

Non chiedo l’annullamento della mia multa. Non cerco privilegi e non sto combattendo per cento euro. Chiedo qualcosa che ritengo molto più importante: che si torni a dare un valore al denaro dei cittadini, ai loro errori in buona fede e al rapporto di fiducia che dovrebbe esistere tra persone e istituzioni.

Mi piacerebbe che la vostra testata riportasse pubblicamente questa riflessione, chiedendo all’amministrazione non soltanto se tali provvedimenti siano legittimi, ma anche se li ritenga davvero equilibrati. Perché una città non appartiene soltanto a chi la amministra, a chi la visita o a chi può permettersi di pagarne ogni costo. Appartiene anche alle persone che la vivono, la frequentano e contribuiscono ogni giorno a mantenerla viva.

E queste persone non dovrebbero sentirsi degli intrusi.

Cordiali saluti
Ivan Greco

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