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“Como, sempre più buche nelle strade e i rattoppi sono ancora peggio. Perché il Comune non interviene?”

Mentre la città si sta interrogando sulle novità relative ai parcheggi, alle nuove tariffe e ai futuri posti gialli e blu, c’è chi invece sposta l’attenzione sulle strade, relative buche e soprattutto sui rattoppi fatti laddove necessari e ritenuti, in certi casi, peggio delle buche. [Per le vostre segnalazioni: redazionecomozero@gmail.com]

A segnalare  problemi di tal natura, da via Tommaso Grossi (nell’ultimo tratto), a via Zezio e via Pannilani – solo per fare alcuni esempi – è un lettore che traccia un ragionamento su quanto accade in fase di asfaltatura ma soprattutto dopo, quando le aziende incaricate dovrebbero intervenire per riparare eventuali danni e risistemare la via.

Questa la sua analisi:

Come visibile da chiunque, le condizioni vergognose di gran parte delle strade comasche sono imputabili non solo alla vetustà dei manti ed all’incuria del Comune, bensì alla sciatteria delle imprese che eseguono scavi e poi ricoprono coi piedi. Mi è sempre parso inaccettabile che si possa danneggiare un bene pubblico in questa maniera creando disagi a tutti per insipienza e volontà di risparmiare da parte di privati; nessuno accetterebbe il lavoro di un idraulico che fa un pavimento e lo ricopre usando piastrelle diverse e non a filo, eppure nel pubblico succede esattamente così.

Un esempio su tutti? Provate a percorrere la via Tommaso Grossi, il cui ultimo tratto è stato riasfaltato di recente: è un fiorire di situazioni recanti danni ai veicoli, tutte ad opera di imprese che hanno forato il manto stradale e rappezzato alla meglio. Rimanendo in zona, le vie Zezio e Pannilani sono veri campi di battaglia, ma potremmo trovare esempi in pressoché ogni strada cittadina (e non: la situazione è questa in tutta la Provincia, e financo sulle Statali; vedasi la povera Lariana).

Insomma le imprese risparmiano, i cittadini ci rimettono due volte: prima a danno del comfort, dei portafogli con cui devono pagare i danni da usura ai veicoli, e dei propri dischi intervertebrali; poi coi soldi del Comune che pagano, dopo anni le riasfaltature.

E non è un problema di amministrazione Rapinese, che su tanto ci fa discutere ma che ha perlomeno provveduto a far eseguire alcune asfaltature (anche se queste non vengono fatte a regola d’arte, vedasi le vie Borgovico dove comunque si sobbalza ed i tombini non sono a filo): la situazione perdura da decenni.

Non si capisce perché, qualora il lavoro non sia stato eseguito a regola d’arte, il Comune non proceda con denuncia per danneggiamenti di beni pubblici ed attentato alla sicurezza stradale.

Perché di sicurezza si parla: essa non proviene da autovelox e telecamere, ma passa anche da ammortizzatori ben funzionanti, pneumatici non usurati (ogni volta che si passa su un chiusino non a filo le gomme vengono danneggiate), e possibilità di guidare senza zigzagare per evitare voragini.

Non si capisce perché la legge non preveda che le ditte debbano rappezzare non solo lo scavo effettuato, ma l’intero tratto di carreggiata per tot metri, utilizzando mezzi idonei (rullo compressore ecc); il lavoro dovrà poi, dopo tot settimane, essere valutato da un tecnico comunale che confermerà la bontà dell’esecuzione dei lavori a regola d’arte; diversamente, la ditta dovrà eseguire di nuovo il lavoro od appaltarlo ad impresa specializzata.

Amara infine la conclusione:

Stessa situazione anche nella via in cui risiedo, la via Scalini, che, essendo a fondo cieco, è abitata da cittadini di serie B per qualsiasi amministrazione.

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