Si scherza col fuoco, sotto il portico. Ma è uno scherzo triste. E ancor più, pericoloso. L’immagine è di ieri sera attorno alle 18: temperatura, tra 3 e i 4 gradi. Freddo intenso, pungente, doloroso dopo un po’ che si sta fermi senza adeguate protezioni.
Può sembrare quasi un presepe la distesa di corpi e coperte sotto San Francesco, mentre tutta la città è immersa nell’atmosfera del Natale (ma guardate la foto qui sotto: era stracolmo, nel primo pomeriggio, il selciato della disperazione).

Quelle torce – una accesa addossata alla parete, la fiamma più grande a sinistra; le altre piccole fiammelle sparse originate da una serie di lumini e candele – a uno sguardo distratto possono persino ingannare con un tocco di romanticismo.
E invece di romantico non c’è nulla. Soltanto due tentativi, molto più vicini alla metafora triste che non al sapore intimo del Natale: fare un pochino di luce nelle tenebre del porticato e probabilmente aggiungere un tocco di calore contro il gelo attorno.

Nulla di eroico, pura resistenza/sopravvivenza di vite al confine tra il perduto e l’irrecuperabile. Ma soprattutto, un pericolo reale, concreto, visibile a occhio nudo: fiamme libere tra coperte, cartoni, abiti.
Erano fuochi, quelli di ieri sera sotto San Francesco. Eppure mettevano i brividi.