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“La strada tra Como e Milano deve rimanere gratis. Ecco perché”. E partono 470 mail ai Comuni “minacciati”

Mentre i Comuni del Vimercatese esprimono una netta opposizione dopo l’approvazione della Tratta D-breve, la tensione si sposta ora sul versante occidentale della Brianza. Il movimento Patto per il Nord ha lanciato un appello urgente affinché il territorio si mobiliti contro la trasformazione della Milano-Meda in un’arteria a pagamento, a seguito del suo inglobamento nel sistema di Pedemontana. (qui tutti gli approfondimenti).

La battaglia per la gratuità: “Un’infrastruttura storica, non una nuova autostrada”

Gli esponenti di Patto per il Nord — gruppo composto da ex militanti della Lega, distanti dalla segreteria di Matteo Salvini e fedeli al modello originario di Umberto Bossi — hanno delineato con estrema precisione le ragioni della protesta. Attraverso una mozione ufficiale, spiegano che la Milano-Meda non può essere considerata una nuova infrastruttura: “La Milano-Meda è un’arteria essenziale che da decenni garantisce la mobilità quotidiana di lavoratori, imprese e famiglie. Introdurre un pedaggio significa imporre un costo strutturale a migliaia di persone che utilizzano questa tratta storica per esigenze produttive o per recarsi al lavoro.”

L’offensiva delle 470 PEC: l’appello ai sindaci lombardi

Per rendere concreta l’azione politica, il movimento ha inviato 470 PEC dirette ai rappresentanti istituzionali di tutti i Comuni attraversati da Pedemontana nelle province di Monza e Brianza, Varese, Como e nella Città Metropolitana di Milano.

Matteo Baraggia, segretario nazionale per la Lombardia del Patto per il Nord e sindaco di Aicurzio, ha illustrato gli obiettivi della mozione:

  • Opposizione netta: Impegnare i Comuni a dichiarare la propria contrarietà al pedaggio.

  • Garanzia per i residenti: Richiedere a Regione Lombardia la gratuità della tratta per l’utenza locale.

  • Azione coordinata: Promuovere un fronte istituzionale compatto per sollecitare soluzioni di finanziamento alternative che non gravino sui cittadini.

Un fronte comune: dai dem ai comitati locali

La protesta contro il pedaggio sulla Milano-Meda non è un fenomeno isolato. Da anni, il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, i sindaci brianzoli e i comitati locali si battono per lo stesso obiettivo. I dem avevano persino promosso una raccolta firme consegnata direttamente al governatore Attilio Fontana.

Tuttavia, la posizione di Autostrada Pedemontana Lombarda è sempre stata irremovibile. Il direttore generale Sabatino Fusco ha ribadito in più occasioni che il pedaggio, anche sul tratto della Milano-Meda, è l’unico strumento per rientrare dei costi di realizzazione dell’opera. Recentemente, un gruppo di sindaci guidati da Andrea Monti (Lega, sindaco di Lazzate) aveva tentato la via della mediazione in Regione, proponendo almeno un sistema di sconti per i residenti.

Il rischio economico e l’impatto sui Comuni

Patto per il Nord rifiuta l’ipotesi di semplici “agevolazioni”: la Milano-Meda deve restare gratuita per tutti. Le conseguenze del pedaggio sono definite “drammatiche”:

  1. Indebolimento della competitività: Un aumento dei costi di trasporto colpirebbe duramente artigiani, logistica e Piccole e Medie Imprese (PMI), con inevitabili rincari su merci e servizi.

  2. Erosione del potere d’acquisto: Un aggravio economico diretto sulle famiglie dei pendolari brianzoli.

  3. Paralisi della viabilità locale: I Comuni temono che i pendolari, per evitare il pedaggio, scelgano di riversarsi sulle strade comunali, congestionando i centri abitati negli orari di punta.

“Difendere la gratuità della Milano-Meda significa difendere il lavoro e l’equilibrio economico del nostro territorio”, conclude il movimento, ribadendo che la messa in sicurezza della tratta non deve essere finanziata a spese degli utenti storici.

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