Il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare il decreto legislativo sul riordino delle concessioni per i dehors. Il provvedimento introduce importanti semplificazioni nelle aree di interesse storico e artistico, pur mantenendo rigidi vincoli per i beni culturali di valore eccezionale, oltre a stabilire nuove disposizioni mirate per le strutture installate durante il periodo dell’emergenza.
Cambiano radicalmente le regole per l’installazione dei dehors a servizio di bar, ristoranti e attività alberghiere. Il testo prevede procedure semplificate per l’occupazione degli spazi pubblici di interesse culturale o paesaggistico, affiancate da tutele specifiche dedicate ai monumenti e ai beni di particolare pregio.
Quando entrano in vigore le nuove regole sui dehors?
Il decreto legislativo ha ricevuto il via libera del Consiglio dei ministri soltanto in esame preliminare. Di conseguenza, le disposizioni descritte costituiscono il contenuto del provvedimento approvato in questa fase e non devono essere considerate già operative.
Le novità incidono sia sulle procedure autorizzative per bar, ristoranti e imprese alberghiere, sia sulle competenze dei Comuni nella regolamentazione degli spazi pubblici, con un’attenzione focalizzata sulla tutela dei beni culturali, sulla sicurezza e sull’accessibilità urbana.
Le 4 novità principali del decreto dehors
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Dehors nei centri storici: quando non serve l’autorizzazione.
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Beni culturali di valore eccezionale: elenchi ministeriali entro 30 giorni.
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Autorizzazioni per i dehors: introduzione del silenzio assenso dopo 45 giorni.
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Dehors chiusi: prevista la SCIA alternativa al permesso di costruire.
1) Dehors nei centri storici: quando non serve l’autorizzazione
Una delle principali novità riguarda l’installazione di strutture amovibili negli spazi aperti urbani di interesse artistico o storico. Il decreto prevede che tali installazioni non siano subordinate alle autorizzazioni previste dagli articoli 21, 106, comma 2-bis, e 146 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42/2004).
Tuttavia, l’esenzione non si applica alle aree strettamente prospicienti beni culturali immobili di interesse artistico, storico o archeologico eccezionale, tra cui figurano monumenti nazionali, edifici religiosi di eccezionale valore culturale, fontane di straordinario rilievo urbano e complessi scultorei. Resta comunque obbligatorio rispettare la disciplina sull’occupazione di suolo pubblico e ottenere il relativo titolo autorizzatorio.
2) Beni culturali di valore eccezionale: elenchi entro 30 giorni
Per individuare con precisione le aree in cui continueranno ad applicarsi le autorizzazioni culturali e paesaggistiche, il decreto introduce un sistema di elenchi specifici.
Entro 30 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, la Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio del Ministero della Cultura dovrà individuare i beni di valore eccezionale e le aree strettamente prospicienti. Gli elenchi saranno consultabili anche attraverso un sistema informativo territoriale georeferenziato e verranno aggiornati ogni tre anni.
Per le installazioni ubicate in queste aree, il rilascio delle autorizzazioni dovrà tenere conto di parametri fondamentali quali la visibilità del bene culturale, la distanza delle strutture, il decoro, l’omogeneità degli arredi e la concreta possibilità per i cittadini di fruire del bene stesso.
3) Autorizzazioni per i dehors: silenzio assenso dopo 45 giorni
Il testo introduce un termine perentorio di 45 giorni per pronunciarsi sulle istanze di autorizzazione nelle aree soggette a tutela. Trascorso questo periodo senza una pronuncia formale, l’assenso si intende acquisito. Il parere negativo potrà essere espresso esclusivamente nel caso in cui risulti impossibile individuare specifiche prescrizioni che consentano di armonizzare le strutture con il contesto tutelato.
Ulteriori semplificazioni potranno derivare da accordi stipulati tra i Comuni e gli uffici territoriali del Ministero della Cultura. I regolamenti comunali o le deliberazioni di Giunta avranno la facoltà di recepire tali accordi, definendo in via preventiva i criteri e le prescrizioni per l’installazione dei dehors. Quando le strutture rispetteranno le condizioni stabilite, l’installazione sarà considerata direttamente autorizzata oppure sottoposta a una procedura semplificata.
4) Dehors chiusi: prevista la SCIA alternativa al permesso di costruire
Sul fronte edilizio, il provvedimento stabilisce che l’installazione delle strutture amovibili che configurano spazi chiusi sia soggetta a SCIA alternativa al permesso di costruire. Rimane in ogni caso ferma la disciplina vigente per gli interventi di edilizia libera.
I regolamenti comunali dovranno inoltre prevedere disposizioni specifiche volte a garantire la sicurezza e l’accessibilità degli spazi pubblici. In particolare, dovranno essere assicurati il transito dei veicoli di soccorso e la presenza di spazi adeguati sui marciapiedi per consentire il passaggio in sicurezza dei pedoni e delle persone con capacità motoria limitata o impedita.
Dehors installati durante l’emergenza: domanda entro 90 giorni
Il decreto interviene infine sulle strutture amovibili che erano state collocate in base alla disciplina emergenziale prevista dall’articolo 9-ter, comma 5, del decreto-legge n. 137/2020.
Per i dehors posizionati nelle aree strettamente prospicienti beni culturali di valore eccezionale sarà obbligatorio presentare un’istanza di autorizzazione entro 90 giorni dalla pubblicazione degli elenchi ufficiali predisposti dal Ministero della Cultura.
In caso di eventuale diniego, le strutture dovranno essere obbligatoriamente rimosse e i luoghi ripristinati entro 60 giorni dal 30 giugno 2027. Fino a tale data resteranno comunque salvi gli effetti del titolo originario per l’occupazione del suolo pubblico.
Sulle nuove disposizioni interviene Alessandro Nardone, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia. Ecco il commento:
Il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare il decreto legislativo che riordina la disciplina dei dehors, con l’obiettivo di semplificare le autorizzazioni, ridurre la burocrazia e favorire le attività economiche, nel rispetto del patrimonio storico e del decoro urbano. Una scelta che va nella direzione opposta rispetto all’approccio dell’amministrazione Rapinese, che continua a complicare la vita agli imprenditori comaschi, a partire da commercianti e ristoratori.
Esattamente un anno fa, insieme al presidente provinciale di Fratelli d’Italia Stefano Molinari, denunciammo l’atteggiamento punitivo del sindaco sulla questione dei dehors. Rapinese rispose con i suoi soliti insulti, arrivando a parlare di “prostituzione intellettuale” e sostenendo che non sapessimo di cosa parlavamo. Oggi il Governo Meloni dimostra che un’altra strada è possibile: meno burocrazia, più buonsenso e soprattutto rispetto per chi lavora, investe e crea occupazione.
Penso anche alla vicenda di piazza De Gasperi, sulla quale sono intervenuto più volte. Un altro esempio di un’amministrazione che preferisce imporre le proprie decisioni anziché confrontarsi con chi ne subirà le conseguenze.
Gli imprenditori comaschi rappresentano un patrimonio economico e sociale della nostra città: persone che rischiano in proprio, creano occupazione e contribuiscono ogni giorno alla vitalità dei nostri quartieri. Ma c’è anche un altro aspetto fondamentale: i loro locali e i dehors non sono soltanto una risorsa per il turismo, ma luoghi di incontro e aggregazione per i comaschi, soprattutto per gli anziani, che rischiano di perdere, e in alcuni casi hanno già perso a causa delle scelte di questa amministrazione, importanti spazi di socialità. Difendere queste attività significa quindi tutelare anche la qualità della vita dei cittadini. Como deve essere una città accogliente per i turisti, ma prima di tutto vivibile per chi ci abita.
Dopo oltre quattro anni, è difficile aspettarsi da Rapinese un cambio di metodo. La prossima amministrazione di centrodestra che stiamo costruendo metterà invece l’ascolto e il confronto con i comaschi, le associazioni e le categorie economiche alla base della propria attività.
Perché governare significa assumersi responsabilità, non cercare scuse. Affrontare i problemi e trovare soluzioni, non crearne continuamente di nuovi. Avere una visione, saper decidere e ottenere risultati. Como merita di più.
