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Doccia gelata: all’ad 15,6 milioni di stipendio ma la banca svizzera taglia 180 posti di lavoro in Italia

UBS, il colosso bancario svizzero taglia 180 posti di lavoro in Italia. Si tratta di un terzo dei suoi collaboratori da questa parte del confine. La decisione è stata comunicata – come riportato da tvsvizzera.it – ai sindacati con una lettera ufficiale. La notizia, tra l’altro, giunge il giorno dopo la notizia che proprio l’amministratore delegato di Ubs, Sergio Ermotti è stato il ceo che ha guadagnato di più tra quelli delle maggiori banche in Europa lo scorso anno. Ermotti ha infatti ricevuto 14,9 milioni di franchi svizzeri (15,6 milioni di euro) come compenso totale per il 2024 che lo pone ben al di sopra della media dei redditi degli amministratori delegati dei 10 maggiori istituti di credito in Europa secondo i calcoli di Bloomberg.

Tornando ai tagli, sui 180 totali, 162 dipendenti appartengono direttamente a UBS, mentre 18 riguardano UBS Fiduciaria, una delle sue controllate. UBS è presente in Italia dal 1996. La banca svizzera è attiva da più di 25 anni, con 602 dipendenti e 10 sedi nelle principali città italiane, tra cui Milano.

Le principali sigle sindacali (Fabi, Fisac, Uilca, First e Unisin) hanno chiesto un incontro con la speranza di arrivare a una riduzione degli esuberi. Ben consci del fatto che processi di fusione importanti come quello avvenuto tra UBS e Credit Suisse, possono comportare riorganizzazioni “non è possibile che a soli tre mesi dalla partenza della nuova realtà, UBS decida di ridurre quasi un terzo dei suoi lavoratori”, hanno dichiarato.

Questo processo fa parte di un progetto di razionalizzazione delle risorse aziendali. A fine 2024, UBS contava circa 109mila dipendenti in tutto il mondo.

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