Il panorama editoriale italiano trema: nubi nerissime si addensano sul futuro della storica casa editrice Hoepli. Fondata nel 1870, l’azienda milanese rappresenta una delle ultime realtà indipendenti sopravvissute ai grandi processi di aggregazione del mercato. Oggi, però, quella storia ultracentenaria rischia di scomparire, segnando una ferita profonda per l’identità culturale di Milano e dell’intera Lombardia.
Cassa integrazione e rischio liquidazione: i numeri della crisi
La situazione è precipitata nelle ultime ore. La dirigenza ha comunicato ai sindacati l’avvio della procedura di cassa integrazione a zero ore per l’intero organico, circa cento dipendenti, per un periodo iniziale di 13 settimane.
Ma il segnale più allarmante riguarda la governance: entro fine febbraio potrebbe essere convocata un’assemblea straordinaria degli azionisti per deliberare la liquidazione volontaria della società. Una decisione che metterebbe la parola “fine” a un’avventura imprenditoriale e intellettuale durata oltre 150 anni.
Lo scontro familiare: il muro contro muro tra i soci
A minare la stabilità della Hoepli non è solo la contrazione del mercato editoriale, ma un durissimo scontro interno alla famiglia del fondatore. La compagine societaria è spaccata in due rami:
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Ulrico Carlo Hoepli e i figli (Giovanni, Matteo e Barbara): detengono il 75% del capitale.
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I fratelli Nava (figli di Bianca Hoepli): detengono il restante 25%.
Le tensioni, sfociate in cause civili e penali, hanno già fatto saltare importanti trattative. All’inizio del 2025, Mondadori si era fatta avanti per rilevare sia la casa editrice che la storica libreria di via Hoepli, ma il veto dei Nava — contrari alla cessione della propria quota — ha bloccato l’operazione. Anche il Gruppo Feltrinelli, dopo alcuni sondaggi a fine 2024, ha preferito ritirarsi a causa dell’instabilità societaria.
Il tesoro di via Hoepli: tra editoria e real estate
Oltre al catalogo, il nodo della contesa riguarda lo splendido immobile nel cuore di Milano. Progettato dallo studio Figini e Pollini negli anni ’50, il palazzo ospita uffici e la storica libreria (che ha già dovuto ridurre i piani aperti al pubblico).
Mentre l’immobile potrebbe essere la leva finanziaria per salvare e rilanciare l’attività editoriale, il sospetto è che una parte della proprietà punti piuttosto a una maxi-plusvalenza immobiliare, sacrificando la missione culturale dell’azienda.
Il futuro: Mondadori e il rischio dispersione del catalogo
Attualmente, Mondadori sarebbe tornata alla carica, ma con un interesse mirato esclusivamente al settore scolastico, dove Hoepli detiene una quota del 5%. Se l’operazione andasse in porto, la casa editrice di Segrate raggiungerebbe i volumi del leader di mercato, Zanichelli.
Tuttavia, il rischio sociale e culturale rimane altissimo:
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Per i dipendenti: Incertezza totale sul futuro occupazionale.
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Per la cultura italiana: Il rischio che il mitico catalogo tecnico-scientifico (i celebri Manuali Hoepli) e l’archivio storico vadano dispersi o smembrati.
Il 25 febbraio sarà una data chiave: il Consiglio di Amministrazione deciderà se procedere verso la liquidazione, mettendo definitivamente la parola fine a un simbolo della Milano colta e laboriosa.