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Frontalieri e tassa sulla salute: “La applicheremo solo se obbligati”. In Lombardia si punta sul ricorso

La contestatissima tassa sulla salute – come ormai noto – verrà applicata dopo la recente pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del relativo decreto, ma alle Regioni spetta determinare con quali modalità.

Nelle ultime settimane ha fatto molto discutere la presa di posizione in arrivo dalla Regione Piemonte. E ancora una volta il “no” a questa tassa in arrivo da una regione dove i frontalieri sono 8mila rispetto gli 80mila della Lombardia, fa discutere.

Il no convinto è stato ribadito di recente sempre dal sottosegretario alla presidenza della Regione Piemonte, il leghista Alberto Preioni durante la trasmissione Border su Etv, con un distinguo.

”Lo ribadisco, per noi è un no deciso alla tassa. Rispetto massimo per il ministro dell’Economia Giorgetti e rispetto massimo per le decisioni di Regione Lombardia ma noi abbiamo deciso così. Va innanzitutto detto come il nostro introito sarebbe di 10 milioni di euro risetto ai 100 della Lombardia – spiega Preioni – Ma non si può procedere con questa decisione dopo più di due anni. Non vogliamo penalizzare una categoria, quella dei frontalieri, per noi molto importante. Inoltre se per i nuovi frontalieri esiste lo scambio dei dati con la Svizzera, non è così per i vecchi, ovvero quelli che dovrebbero pagarla questa tassa. E come facciamo a capire quanto prendere dai vecchi frontalieri visto che dovrebbero essere loro a comunicare con un’ autocertificazione il guadagno?”.

La conclusione è secca. “Non faremo nessuna delibera regionale o legge regionale che porti all’applicazione della tassa”, spiega Preioni che però sottolinea che se “poi il Governo dovesse obbligarci ovviamente non si potrà venire meno all’autorità dello Stato centrale”.

Intanto sul fronte lombardo, non appena saranno indicate le modali di riscossione nei decreti attuativi, “ricorreremo in Corte Costituzionale”, ha detto Giuseppe Augurusa responsabile nazionale dei frontalieri della Cgil.

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