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“I ciliegi, il Tar e una città dove tutto finisce in tribunale. La politica rischia di rinunciare la suo ruolo”

Tra la fine dell’autunno e questo periodo natalizio, il tema dell’abbattimento dei ciliegi storici di via XX Settembre a Como ha tenuto banco tra proteste spontanee, raccolte firme, polemiche politiche. Alla fine – almeno per ora – le piante sono state ‘salvate’ dal taglio deciso del Comune da un decreto del Tar, ma la partita anche in tribunale è tutt’altro che chiusa.

Prendendo spunto da quest’ennesimo episodio di scontro a suon di carte bollate tra Palazzo Cernezzi, cittadini e associazioni – dopo che la stessa sorte era toccata per la chiusure delle scuole, per la vicenda del Luna Park e forse ora si profila una battaglia sulle nuove regole sui tavolini – ospitiamo un intervento del presidente del Circolo Culturale Willy Brandt, nonché ex segretario provinciale della Uil Giuseppe Doria.

Il testo integrale di seguito.

Una decisione dell’ultimo minuto ha sospeso l’abbattimento dei 46 ciliegi di via XX Settembre, riaprendo a Como il dibattito sul rapporto tra tutela dell’ambiente, scelte amministrative e ricorso alla magistratura. Il TAR ha accolto una richiesta cautelare contro il Comune, congelando l’intervento in attesa di una valutazione di merito.

Il caso ha richiamato, per contrasto, il precedente ben più grave della Xylella in Puglia. Lì, come riconosciuto dalle istituzioni europee e dalla comunità scientifica, ritardi e sospensioni giudiziarie delle misure di eradicazione hanno contribuito alla diffusione del batterio. Dimensioni e contesto sono diversi, ma la lezione resta: il tempo è una variabile decisiva nelle politiche ambientali.

Como non è la Puglia, e qui non siamo di fronte a un’emergenza fitosanitaria. Tuttavia, il ricorso sistematico ai tribunali solleva una questione più ampia: il rischio che la politica rinunci al proprio ruolo, demandando alle aule di giustizia decisioni che richiederebbero responsabilità, competenza e trasparenza.

La tutela dell’ambiente non può essere affidata né all’emotività né alla sola via giudiziaria. Serve una politica capace di decidere e di rendere conto delle proprie scelte nel confronto pubblico, prima che sia un giudice a farlo al suo posto.

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