E’ comasco il chirurgo che ha permesso il miracolo sportivo di Federica Brignone alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, con lo straordinario oro nel Super G. A rimettere in sesto la fenomenale sciatrice italiana, che soltanto 10 mesi fa, dopo una terribile caduta, aveva riportato la frattura di tibia e perone e si era lesionata un legamento crociato, è stato infatti Andrea Panzeri, comasco, conosciutissimo in città (e ovviamente a livello internazionale), e pure tedoforo lo scorso 3 febbraio quando la torcia olimpica arrivò in città via Lago di Como (video qui sotto del Centro di terapia riabilitativa di Como).
A Panzeri, infatti, si deve il difficilissimo intervento sulla martoriata gamba di Federica Brignone, operata per inserire una placca e sette-otto viti e ridare la speranza alla sciatrice. Una speranza che ieri è diventata una cosiddetta impresa sportiva memorabile, incisa per sempre nella storia delle Olimpiadi.
“Miracolo è una parola che non mi piace – dice all’Ansa Panzeri, presidente della Commissione medica Fisi – È il risultato di un grande lavoro e di una grande atleta”. Due gli interventi su Brignone, a Milano e Torino. Con un esito che – almeno per la ripresa dell’attività agonistica a quel livello – sembrava tutt’altro che scontata. “Vista la frattura non era immaginabile. Se fosse una persona normale, oggi sarebbe ancora in riabilitazione”, ha infatti rimarcato Panzeri.
Brignone ha portato avanti per 10 mesi al J Medical il percorso di recupero, assistita da fisioterapisti e preparatori. Ma i momenti difficili verso le Olimpiadi invernali non sono mancati. Il momento più delicato? “Trovare l’equilibrio tra quanto caricare e quanto piegare. L’osso doveva guarire, i legamenti anche. Il ginocchio non andava oltre i 90 gradi: lì c’è stata la svolta. Non è al 100%, il ginocchio fa male. Ma la testa e la capacità di soffrire hanno fatto la differenza”. Eccome.