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Il comitato di Como e altri 5 diffidano Meloni e Ministero: “No a speculazioni sugli stadi per gli Europei”

Il percorso di avvicinamento agli Europei di calcio 2032, assegnati a Italia e Turchia, si trasforma in un terreno di scontro legale che vede la città di Como in prima linea. Al centro della mobilitazione, che ha portato alla presentazione di una formale diffida verso la Presidenza del Consiglio e il Ministero per lo Sport, vi sono i poteri definiti “enormi” attribuiti al commissario straordinario per “l’indirizzo, coordinamento e attuazione delle attività e degli interventi relativi alle infrastrutture sportive, con riferimento anche agli impianti di proprietà pubblica”.

La battaglia, sostenuta tecnicamente dallo studio legale milanese dell’avvocata Veronica Dini, vede tra i protagonisti più determinati il Comitato civico ‘Tutela zona stadio di Como’ assieme a Coordinamento Si Al Parco, Si All’ospedale – No Allo Stadio di Roma, Comitato Stadio Pietralata No Grazie di Roma, il Comitato promotore Referendum X San Siro di Milano, il Comitato No Stadio a San Donato Milanese di Milano, il Comitato Tardini Sostenibile di Parma e l’Associazione ambientalista La Città ecologica A.P.S. di Pisa.

La preoccupazione principale riguarda la possibilità che il commissario speciale, nel compito di “assicurare la messa a norma Uefa di almeno 5 stadi da indicare per gli Europei 2032”, possa “agire a mezzo di ordinanza anche ‘in deroga a ogni disposizione di legge, diversa da quella penale e dei vincoli inderogabili derivanti dall’appartenenza all’Unione europea’”. Un potere d’azione che, nel contesto delicato del lungolago lariano e del tessuto storico cittadino, desta forti timori per la tutela del paesaggio.

Le associazioni coinvolte, pur non opponendosi all’evento sportivo, denunciano il rischio che l’urgenza infrastrutturale diventi un paravento per manovre poco trasparenti. “Noi non siamo contrari a che Euro32 si svolga anche in Italia — spiegano i comitati — né al fatto che 5 stadi Italiani siano adeguati alle norme Uefa per poter ospitare le partite. Siamo invece fermamente contrari a che l’evento sportivo sia preso a pretesto per ogni sorta di speculazione edilizia che produca ampliamenti delle capienze con introduzione di ampie superfici commerciali e/o ricettive in stadi collocati in centro storico o in mezzo a quartieri residenziali”.

Per Como, questo significa vigilare affinché il Sinigaglia non sia oggetto di stravolgimenti che ignorino il valore architettonico e ambientale della zona. La diffida manifesta infatti una netta contrarietà “alla realizzazione di nuovi impianti sempre corredati di quelle destinazioni economicamente remunerative in aree urbane cosa che in alcuni casi comporterebbe l’abbandono di stadi che potrebbero essere messi a norma con poco, con in aggiunta, la distruzione di aree di pregio ambientale”. Il timore dei firmatari è che si proceda “magari accelerando o saltando le procedure di valutazione di impatto ambientale, le previsioni urbanistiche e i processi partecipativi dei cittadini in caso di variante, le stesse ‘disposizioni di legge'”.

La questione assume infine una rilevanza costituzionale, sollevando dubbi sulla legittimità di procedure sommarie “ora che la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni, è stato introdotto tra i principi fondamentali (Art. 9) e come limite alla libertà di iniziativa economica”. Per Como, dunque, secondo il Comitato, la sfida di Euro 2032 non è solo sportiva, ma riguarda la difesa di un modello di sviluppo che rispetti l’identità del territorio contro ogni logica di deroga sistematica.

La replica del ministro

“Credo che sia la prima diffida a non rispettare una norma dello Stato e quindi per certi versi è suggestiva”. Il ministro dello Sport, Andrea Abodi, nel corso di un punto stampa davanti a Palazzo Chigi, ha commentato così la diffida.

“Noi stiamo semplicemente applicando, appunto, una norma dello Stato – ha spiegato Abodi -. Vogliamo che gli stadi italiani siano in linea con quelli quantomeno europei, non voglio andare in altri continenti. Il tempo che abbiamo a disposizione e’ poco. Nelle funzioni del commissario non e’ previsto un ‘libera tutti’, ci sono delle norme che comunque dovranno essere rispettate. Ma quello che non possiamo accettare e’ che si rimanga prigionieri del passato, di un nostalgismo che non guarda al futuro e non rispetta il futuro”.

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