RADIO COMOZERO

Ascolta la radio
con un click!

Attualità

Il discorso a Como del vescovo risuona oltre Sant’Abbondio: “Chi governa non ascolti solo yes men e sia umile”

Un messaggio alla città del vescovo Oscar Cantoni tutt’altro che banale quello pronunciato oggi a Sant’Abbondio, in occasione dei primi vespri alla vigilia della festa del Santo Patrono (qui l’integrale). Anzi, parole che – ovviamente pur sempre senza citare singoli fatti o persone – affondano molto anche nella realtà politica e sociale del capoluogo.

Nella lunga parte dedicata dal vescovo alla Città Sinodale, sono infatti echeggiati passaggi che suonano come un richiamo nemmeno troppo velato al mondo della politica e dell’amministrazione cittadine. Pur precisando che “non si tratta di entrare in dinamiche che non sono di competenza della Chiesa, ma di esercitare quell’amore politico che è per tutti un dovere”, molti sono stati i richiami all’importanza della democrazia e del metodo democratico nella gestione della città.

“La democrazia – ha affermato il vescovo – esprime, infatti, a livello civile, un desiderio di camminare insieme come popolo, un modo di vivere basato sulla responsabilità sia individuale sia comunitaria. È, quindi, una forma sinodale di organizzazione sociale, impegnativa ed esigente per tutti. Richiede, infatti, che ogni persona si senta, in quanto cittadina, appartenente a una comunità e per questo corresponsabile della sua edificazione. La democrazia rappresenta anche un’esigenza di giustizia, non tanto perché tutti possiedono una parte di potere, ma piuttosto perché ognuno è chiamato ad abbandonare una visione individualista e a ragionare in termini di comunità”.

E ancora: “La democrazia vive di atteggiamenti e regole, formali e sostanziali, poste a tutela del bene di tutti e che sottraggono ogni potere al rischio dell’abuso. In ogni società è inevitabile il contrapporsi di visioni, idee e interesse di parte. Il meccanismo democratico non evita questo conflitto, ma lo gestisce in forme di confronto e di dialogo rispettoso e civile”. Difficile non andare per qualche istante a uno dei temi che ha caratterizzato gli ultimi anni politici a Palazzo Cernezzi e non solo, dove “il dialogo rispettoso e civile” non è propriamente stato la regola dei rapporti tra le parti.

Poi, un vero e proprio “appello ai cittadini e a tutte le persone che condividono la vita nel nostro territorio”.

Ha detto Cantoni: “Tutti siamo uguali nella stessa dignità (essa è dovuta all’essere umano per il semplice fatto che egli è umano come afferma Paul Ricoeur), e nella stessa responsabilità, che pure si esprime in forme diverse. Ad accomunarci sono i diritti, che fioriscono dal valore inalienabile di ogni persona, ma anche i doveri, che esprimono la nostra disponibilità al bene. Non a caso, la Costituzione, insieme ai diritti, richiede a tutti anche l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà”.

Non è mancato un espresso invito alla cittadinanza a partecipare di più alla vita politico-sociale di Como: “Diceva san Giovanni Bosco che occorre essere, allo stesso tempo, “buoni cristiani e onesti cittadini”. Tra i doveri vi è quello del rispetto delle regole, ma anche il dovere di informarsi e interessarsi, di partecipare e collaborare al bene comune. È motivo di gravissima preoccupazione la crescente indifferenza e la sfiducia, che si esprime anche nella scarsa partecipazione al voto. È questa, anzitutto, la prima forma, seppure non l’unica, per partecipare alla democrazia. Non si possono avanzare critiche, rivendicare pretese, né reclamare diritti, se non si è disponibili allo stesso tempo all’impegno dei doveri e alla partecipazione. Penso con gratitudine e stima a tante realtà, associazioni e aggregazioni spontanee che arricchiscono il nostro tessuto sociale. Nel campo culturale, caritativo, storico e ambientale molte persone donano con generosità il proprio tempo, creando spazi di impegno condiviso. Occorre promuovere e favorire tali attività, farle conoscere e metterle in rete perché sono promotrici di valore”.

Poi, ecco un secondo appello rivolto espressamente “a chi ha l’onore e l’onere di avere ruoli di responsabilità”.

Il passaggio è stato chiarissimo: “Per me anzitutto e per tutte le autorità presenti sono risuonate forti le raccomandazioni che raccogliamo dalle parole di san Pietro nella lettura della preghiera: “curate chi vi è affidato, fatelo volentieri, non per interesse personale, ma con animo generoso, non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli. Rivestitevi tutti di umiltà” (cfr. 1Pt 5,1-5). L’umiltà è una virtù preziosa per chi svolge il servizio dell’autorità e ciò si esprime concretamente nella disponibilità al confronto e all’ascolto, anche delle critiche. Queste possono diventare uno stimolo salutare, aiutano a mettersi in discussione e appartengono alla dinamica democratica, le cui assemblee sono i luoghi deputati a questo dialogo che, pur acceso, sempre deve essere rispettoso. Allo stesso tempo, anche fuori dal palazzo, è bene che chi amministra cerchi occasioni di incontro, nell’ascolto delle esigenze di tutti i cittadini, per meglio compiere quel ruolo di sintesi e di decisione che è al servizio della comunione. Come nella vita, così anche nell’impegno sociale, i veri amici non sono tanto gli yes men, ma quelli che con franchezza e sincerità ci propongono anche sguardi complementari e prospettive differenti. È sintomo di grande sapienza non far prevalere sempre se stessi e assolutizzare la propria singola visione”.

Si tratta in qualche modo anche qui di mettersi in ascolto di uno spirito vivente che è l’anima della nostra gente e parla attraverso i più semplici e molto spesso attraverso i più giovani – ha aggiunto il vescovo – Non è una tradizione immobile, piuttosto si accresce della diversità di voci, di presenze e di colori. La pace ha oggi il nome della convivialità delle differenze, per cui etnie, culture e anche religioni diverse possono conoscersi, stimarsi e, a vicenda, fecondarsi. È, insomma, un gioco di squadra, per il quale tutti dobbiamo sempre più allenarci”.

Un breve passaggio dedicato anche ai successi del Como: “In questi anni Como ha gioito per i successi nello sport, e in particolare nel calcio, con la sua squadra. C’è grande entusiasmo e tifo intorno ad essa. Che bello se lo stesso tifo e lo stesso entusiasmo lo vedessimo anche per quel gioco di squadra che è il nostro essere comunità di vita, dove i ruoli di tutti sono rispettati e valorizzati, nessuno è escluso e si vince insieme, mai l’uno contro l’altro. La città sinodale si costruisce giorno dopo giorno, grazie al contributo di chi ascolta, dialoga, si mette in gioco e si prende cura del tessuto comunitario. In questo “camminare insieme”, tutti e tutte possono ritrovare il senso profondo dell’essere parte di una Comunità, scoprendo che la responsabilità e la partecipazione non sono solo doveri, ma anche occasione di crescita, di incontro e di speranza per il futuro”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
TAG ARTICOLO:

Potrebbe interessarti:

Videolab
Turismo