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Attualità

Il paradosso lariano: “Più posti di lavoro nel settore pubblico ma dimissioni e mobilità altissime”

“Il dibattito sul lavoro pubblico deve spostare il suo focus: la questione centrale non è solo perché i concorsi vedano una partecipazione inferiore alle attese, ma perché lavorare nella Pubblica Amministrazione sia diventato oggi meno attrattivo”.

Così il coordinatore UIL Lario Dario Esposito che analizza i problemi che attanagliano i lavoratori del pubblico impiego, perché nonostante la Lombardia mantenga livelli occupazionali elevati e superiori alla media nazionale, come confermato dalla Relazione regionale approvata a fine 2025, emergono criticità strutturali profonde che minano la tenuta dei servizi ai cittadini.

“Un esempio emblematico – continua Esposito – è rappresentato dai Centri per l’Impiego. Sebbene il personale sia più che raddoppiato tra il 2018 e il 2024 (passando da 734 a 1.594 unità) grazie a investimenti PNRR e concorsi, si registra un elevato turnover. Le dimissioni e la mobilità verso altri comparti dimostrano che il problema non è il reclutamento, ma l’incapacità del sistema di offrire condizioni di lavoro e prospettive professionali credibili”.

Il sistema formativo lombardo, con ben 747 enti accreditati, appare fortemente orientato al mercato. Per UIL Lombardia, la formazione non può ridursi a una “scorciatoia organizzativa” o a un mero passaggio burocratico. Deve invece tornare a essere il presupposto fondamentale per la qualità del lavoro e la sicurezza professionale.

“Per invertire la rotta – conclude Esposito – il sindacato ha obiettivi chiari per la tornata contrattuale 2025-2027: partendo dal superamento degli interventi episodici per puntare sulla qualità del lavoro e sulla stabilità contrattuale. E poi attraverso il rinnovo dei contratti per Sanità e Funzioni Locali che è un passaggio decisivo per restituire dignità salariale, senza minimamente dimenticare la valorizzazione del lavoro pubblico che è la condizione necessaria per garantire i livelli essenziali delle prestazioni, specialmente alla luce del nuovo Piano Sociosanitario regionale 2023-2027 che vede enti locali e servizi territoriali come parte integrante dell’offerta di cura. Non esistono buone politiche pubbliche senza buon lavoro pubblico. Restituire dignità professionale a chi garantisce i servizi non è una rivendicazione di parte, ma una priorità per l’intera società”.

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