I tanti frontalieri che ogni giorno varcano il confine conoscono bene il termine “dumping salariale”. Ovvero quella forma di concorrenza sleale in cui le aziende pagano salari notevolmente più bassi del dovuto, sfruttando lacune normative, contratti “pirata” o differenze tra mercati esteri, per ridurre i costi, abbassare i prezzi e ottenere un vantaggio competitivo, a discapito dei lavoratori e della dignità professionale.
E se è pur vero che i frontalieri, rispetto a quanto guadagnerebbero in Italia a parità di mansione, hanno stipendi comunque molto più alti è altrettanto vero che essendo sovente più bassi di quelli a cui avrebbero diritto i ticinesi, finiscono nel mirino di proteste e vengono accusati speso di “rubare il lavoro” agli svizzeri. Parimenti ci sono anche imprenditori che proprio facendo leva su tale disparità preferiscono assumere italiani perchè più conveniente.
Ora però c’è chi chiede chiarezza e lo fa chiamando i cittadini al voto referendario il prossimo 8 marzo con lo slogan “Basta dumping salariale. Il Ticino non può più essere il “Far West” del lavoro”.
A farlo è l’MPS che ha avviato la campagna a sostegno dell’iniziativa “NO al Dumping” in votazione il prossimo 8 marzo. Una campagna che punta il dito su un mondo del lavoro che non rispetta i diritti fondamentali e i contratti collettivi.
“Ogni giorno emergono nuovi casi di salari indegni, persone costrette a lavorare ben oltre il loro grado d’occupazione ufficiale, differenze salariali tra donne e uomini, neomamme penalizzate o discriminate. licenziamenti abusivi, finti stage, sostituzioni di lavoratori esperti con personale “più economico”. Chiari esempi di un mercato del lavoro ormai fuori controllo”, scrivono.
A4_10Il mercato del lavoro “è ormai, da almeno due decenni, fuori controllo; in particolare da quando, a seguito degli accordi bilaterali, qualsiasi forma di controllo di condizioni di salario e di assunzione per i lavoratori e le lavoratrici frontalieri/e, è stata eliminata. Il padronato ha potuto così sviluppare una politica di messa in concorrenza dei salariati, con l’obiettivo di limitare i diritti e diminuire i salari di coloro che lavorano in Ticino”.
L’MPS invita con questa campagna l’intera popolazione ticinese a votare sì all’iniziativa popolare “Rispetto per i diritti di chi lavora.
Combattiamo il dumping salariale e sociale, iniziativa che – ricordiamo – chiede quattro misure concrete:
1. Notifica obbligatoria dei contratti di lavoro per verificare salari, orari e condizioni.
2. Potenziamento dell’Ispettorato del lavoro – un’ispettrice o un ispettore ogni 5’000 persone attive, per garantire controlli regolari e indipendenti.
3. Creazione di una sezione contro le discriminazioni di genere – un’ispettrice o un ispettora ogni 2’500 donne occupate, per tutelare davvero la parità e i diritti delle madri lavoratrici.
4. Pubblicazione di una statistica aggiornata dei salari e delle condizioni di lavoro – per conoscere la realtà del mercato in tempo reale e intervenire tempestivamente.