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I 14 ipermercati e 72 supermercati della Lombardia che (forse) non aprono più alla domenica

La chiusura dei supermercati la domenica torna al centro del dibattito nel settore della Grande Distribuzione Organizzata (GDO). L’ipotesi, avanzata da Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop e riportata da Il Sole 24 Ore, punta a un accordo condiviso per stabilizzare l’apertura dei punti vendita su 6 giorni a settimana. Nello specifico della Lombardia questo significherebbe chiusura alla domenica per ben 14 ipermercati e 72 supermercati.

La strategia di Ancc-Coop: meno aperture, più efficienza

Ancc-Coop, che coordina 72 cooperative di consumatori con ricavi per 16,4 miliardi di euro e oltre 57.000 dipendenti, propone una riflessione profonda sul modello attuale. Dopo anni di liberalizzazioni introdotte dal decreto “Salva Italia” del Governo Monti, il sistema Coop spinge ora per un ritorno alla chiusura festiva.

L’obiettivo è aprire un tavolo di confronto con Federdistribuzione e l’Associazione della distribuzione moderna (Adm) per arrivare a una visione unitaria che superi l’attuale frammentazione delle aperture domenicali.

I vantaggi della chiusura domenicale: costi e produttività

Perché rinunciare al fatturato della domenica? Secondo l’Ufficio studi Coop, i benefici sarebbero molteplici sia per le aziende che per i lavoratori:

  • Contenimento dei costi del lavoro: La domenica prevede maggiorazioni salariali di almeno il 30%.

  • Recupero di produttività: Per l’intero sistema della GDO italiana, l’efficienza recuperata potrebbe valere tra i 2,3 e i 2,6 miliardi di euro.

  • Benessere dei dipendenti: Rispondere alla necessità del personale di conciliare vita privata e lavoro.

  • Spostamento degli acquisti: Le indagini mostrano che il volume di vendite si ridistribuirebbe sugli altri giorni della settimana, considerando che già oggi un italiano su tre non fa la spesa di domenica.

Previsioni consumi 2026: cosa cambierà nel carrello degli italiani?

Il 2026 si prospetta come un anno complesso per il potere d’acquisto. Secondo i sondaggi realizzati dall’Ufficio studi Coop in collaborazione con Nomisma, le famiglie italiane dovranno fare i conti con un “raffreddamento” dei consumi dovuto alle spese obbligate.

Le priorità di spesa

Gli italiani prevedono di spendere di più per:

  1. Utenze e bollette (+22% rispetto a chi spera in cali).

  2. Salute e benessere (+10%).

  3. Generi alimentari di qualità (+9%).

Tendenze Food: meno carne, più Private Label

La spesa alimentare vedrà un’evoluzione verso scelte più salutistiche e oculate:

  • Cosa entra nel carrello: Più ortofrutta, pesce e cibi senza additivi o conservanti.

  • Cosa esce: Meno carni rosse e salumi.

  • Affermazione della MDD: L’81% dei manager del settore prevede un boom per i prodotti a marchio del distributore (private label), a discapito della crescita dei discount.

Scenari futuri: delivery e volumi in calo

Nonostante il 70% degli italiani non preveda tagli drastici al budget alimentare, le abitudini cambiano: si sacrificheranno i pasti fuori casa a favore del food delivery.

Per il settore del Largo Consumo Confezionato, le stime di crescita a valore si attestano sullo 0,9%, un dato trainato principalmente dall’inflazione e dall’aumento dei prezzi, mentre i volumi reali sono previsti in calo dello 0,4%.

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