La tassa sulla salute per i vecchi frontalieri è strettamente collegata – nelle intenzioni dei promotori – anche al miglioramento delle condizioni salariali del personale sanitario al lavoro nelle zone di confine.
Da sempre tra le giustificazioni addotte per stabilire questo contributo – che tanto fa discutere (qui tutti i precedenti) – c’è appunto la motivazione di voler raccogliere risorse per bloccare – o forse sarebbe meglio dire provare a rallentare – la fuga in Svizzera di medici e infermieri.
Ma, se ancora servisse un chiarimento sul perché ciò difficilmente si potrebbe realizzare ecco le ultime indicazioni sui salari degli infermieri in Svizzera. Cifre che fanno piazza pulita sulla reale efficacia di quanto, grazie alla tassa sulla salute, si potrebbe aggiungere allo stipendio medio del personale (si parla di circa 200/300 euro mensili) all’opera nella fasce di confine a partire da quella di Como.
Ecco allora cosa emerge: lo stipendio di un infermiere in Svizzera oscilla mediamente tra i 60mila e gli oltre 100mila franchi svizzeri lordi all’anno.
La media nazionale svizzera si attesta attorno agli 80mila franchi annuali (corrispondenti a circa 75.000-78.000 euro), ma la cifra finale dipende in modo cruciale da tre fattori: l’esperienza maturata, la tipologia di struttura sanitaria (ospedale pubblico, clinica privata o servizio domiciliare) e il Cantone di riferimento. In Svizzera, infatti, non esiste un’unica paga nazionale standardizzata e in Ticino sono in media tra i più bassi.
Ciò non toglie che in termini mensili, un infermiere svizzero percepisca mediamente tra i 5.000 e i 6.500 franchi lordi.
In Italia, il quadro salariale riflette dinamiche economiche e strutturali profondamente diverse. I dati correnti indicano che lo stipendio medio annuo di un infermiere italiano si aggira tra i 29mila e i 39mila euro lordi (in media si parla di una cifra che oscilla tra i 1700 e i 2200), con oscillazioni legate alla regione di servizio e all’anzianità contrattuale. In sintesi, lo stipendio medio svizzero è facilmente il doppio o il triplo rispetto a quello italiano. Sebbene il costo della vita in città come Zurigo possa mitigare la differenza “nominale”, la disparità complessiva resta evidente.