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Infortuni sul lavoro, i dati peggiorano in tutta la Lombardia: picchi a Pavia e Como, numeri alti a Milano e Brescia

Tra gennaio e agosto 2026 la Lombardia ha registrato un nuovo peggioramento degli indicatori sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Le denunce totali di infortunio hanno superato quota 75.293, con un incremento del +6,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre le malattie professionali sono salite dell’8,2%, attestandosi a 3.556 casi.

A tracciare un quadro di forte criticità sono i dati provvisori dell’Inail, rielaborati dalla Uil Lombardia. Il dato più drammatico riguarda i decessi: le denunce con esito mortale complessive sono salite a 101 (erano 97 nel 2025). Restringendo l’analisi alle sole morti avvenute direttamente in occasione di lavoro, l’aumento sale al +11,8%, passando da 68 a 76 casi.

Infortuni in itinere e rischio tra gli studenti

I dati evidenziano criticita legate alla mobilita quotidiana dei lavoratori. Gli infortuni avvenuti nel tragitto casa-lavoro sono cresciuti del +6,1%, raggiungendo 13.167 denunce e arrivando a rappresentare il 17,5% del totale regionale. Un altro fronte di forte preoccupazione riguarda l’ambito scolastico e i percorsi di Alternanza Scuola-Lavoro (PCTO). In Lombardia si stima un volume di circa 12.600 denunce tra gli studenti, cifra che concentra quasi un quarto (24%) del totale nazionale. La fascia d’età fino a 14 anni mostra un aumento dell’11,8% delle denunce, con 10.572 episodi segnalati nei primi otto mesi dell’anno.

La mappa dei territori: picchi a Pavia e Como, numeri alti a Milano e Brescia

L’incremento degli infortuni coinvolge tutte e dodici le province lombarde, ma con dinamiche differenti sul territorio. I volumi più elevati in termini assoluti continuano a concentrarsi nell’area metropolitana milanese e nel bresciano:

  • Milano: 25.176 infortuni (+6,6%) e 26 decessi totali segnalati.

  • Brescia: 10.759 infortuni (+5,9%) e 22 vittime (rispetto alle 18 del 2025).

  • Bergamo: 8.685 infortuni (+7,4%) e 14 morti.

Sul piano degli incrementi percentuali, i picchi più significativi si registrano a Pavia (+10,1% con 3.321 infortuni e 5 decessi) e a Como (+9,2% con 3.795 denunce e 2 decessi). Seguono Lodi (+8,6%, 1.668 infortuni e 5 vittime) e Monza e Brianza (+8,4%, 5.257 infortuni e 3 morti).

Per quanto riguarda le malattie professionali, si osservano forte variazioni percentuali in alcune province, come Mantova (+82,6%, da 161 a 294 denunce), Sondrio (+77,8%) e Lecco (+45,9%). Tali scostamenti, tuttavia, risentono in parte della ridotta dimensione numerica di partenza di alcuni territori e possono essere influenzati da dinamiche di emersione o ritardi amministrativi nella trasmissione delle pratiche.

I dati per provincia

Provincia Infortuni 2026 Variazione infortuni Denunce mortali 2026/2025 Malattie professionali 2026 Variazione malattie prof.
Bergamo 8.685 +7,4% 14 / 14 675 -3,0%
Brescia 10.759 +5,9% 22 / 18 848 +6,4%
Como 3.795 +9,2% 2 / 6 118 -0,8%
Cremona 2.974 +3,0% 4 / 9 187 +23,0%
Lecco 2.293 +4,0% 1 / 4 89 +45,9%
Lodi 1.668 +8,6% 5 / 1 167 +13,6%
Mantova 3.264 +5,3% 10 / 4 294 +82,6%
Milano 25.176 +6,6% 26 / 26 582 +1,2%
Monza e Brianza 5.257 +8,4% 3 / 4 215 -2,3%
Pavia 3.321 +10,1% 5 / 4 111 +1,8%
Sondrio 1.463 +3,1% 1 / 1 48 +77,8%
Varese 6.638 +5,3% 8 / 3 222 0,0%

Analisi per settore economico

Tra i settori produttivi della regione, la manifattura registra il numero più alto di denunce (10.079, +1,6%), seguita dal comparto di trasporto e magazzinaggio (4.302, +1,7%) e dal commercio (4.085, +4,7%). Aumenti percentuali superiori alla media si riscontrano nella sanità e assistenza sociale (+8,3%, 4.091 casi) e nel settore dell’istruzione, che segna una crescita del +14,4% con 1.777 denunce.

Settore ATECO Denunce 2026 Variazione %
Manifattura 10.079 +1,6%
Trasporto e magazzinaggio 4.302 +1,7%
Commercio 4.085 +4,7%
Sanità e assistenza sociale 4.091 +8,3%
Costruzioni 3.834 +1,9%
Servizi di supporto 2.835 +5,5%
Istruzione 1.777 +14,4%
Alloggio e ristorazione 2.327 +6,0%

Le reazioni del sindacato

Di fronte all’andamento dei dati, i rappresentanti della UIL Lombardia sollecitano interventi sul piano normativo e dei controlli.

«Siamo di fronte a una vera e propria emergenza sociale ed economica – dichiara Antonio Albrizio, segretario generale UIL Lombardia – che non può più essere affrontata con i soliti appelli di circostanza. Quando un lavoratore esce di casa e non vi fa ritorno perché le norme di sicurezza sono state sacrificate sull’altare del profitto, della velocità e dei subappalti a cascata, non parliamo di una fatalità o di una tragica disgrazia, ma di un vero e proprio crimine. È arrivato il momento che la politica nazionale prenda atto di questa realtà e introduca nell’ordinamento il reato di omicidio sul lavoro. Servono sanzioni esemplari, una Procura nazionale dedicata e l’interdizione immediata dagli appalti pubblici per le aziende che non rispettano le tutele dei lavoratori. Nessun bilancio aziendale può valere una vita umana».

Vittorio Sarti, segretario confederale UIL Lombardia, pone l’accento sull’organizzazione dell’attività lavorativa: «Non possiamo accettare la logica della rassegnazione né quella dei meri adempimenti burocratici: occorre intervenire concretamente su ritmi, carichi di lavoro, filiere degli appalti e formazione. L’obiettivo resta uno solo: Zero Morti sul Lavoro».

A livello locale, Dario Esposito, coordinatore UIL Lombardia per Como, evidenzia le carenze operative nei servizi di vigilanza: «Da tempo denunciamo la carenza di personale nei servizi PSAL dell’ATS e nell’Ispettorato del Lavoro, ma le risposte continuano a essere insufficienti. […] Un anno e mezzo fa, in Prefettura, è stato sottoscritto un protocollo provinciale sulla sicurezza. Il Prefetto, quale rappresentante dello Stato e figura di sintesi del territorio, dovrebbe sentire il dovere di dare continuità a quell’impegno, senza attendere le sollecitazioni del sindacato».

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