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La mitica funivia ripartita dopo 8 anni di stop è ancora ferma: “Vogliamo continuare a vivere qui nel borgo”

La funivia di Monteviasco riaperta dopo 8 anni di stop nell’agosto del 2025 è stata ancora una volta chiusa e la piccola comunità che ci vive è ormai esasperata. In un’accorata lettera l’associazione Monteviasco Borgo e Natura APS spiega la situazione attuale, alla luce del blocco che durerà fino al termine di ottobre.

Ecco cosa dicono:

Per otto anni abbiamo aspettato, avuto pazienza e continuato a credere in Monteviasco. Oggi, però, sentiamo che è arrivato il momento di dire che è troppo. L’obiettivo non è mettere in discussione la necessità degli interventi di manutenzione e sicurezza della funivia, né rivolgere accuse personali: la sicurezza viene prima di tutto. Vogliamo però evidenziare le conseguenze di una chiusura prolungata e di una serie di problemi che, sommati, rendono sempre più difficile vivere, lavorare e mantenere attivo il borgo», sostiene l’associazione.

La funivia è stata chiusa a settembre per la revisione quinquennale, con una riapertura inizialmente prevista per l’inizio di ottobre. La comunicazione è arrivata a poche settimane dalla chiusura, costringendo molte persone a riorganizzare acquisti, rifornimenti, lavori e attività già programmate. Durante la revisione sono emerse ulteriori necessità di intervento e la chiusura è stata successivamente prorogata, con riapertura prevista, salvo ulteriori variazioni, per il 30 ottobre.

Settembre e ottobre, però, non sono mesi marginali per Monteviasco. Sono mesi importanti per residenti, proprietari, attività commerciali, associazioni e per chi continua a frequentare e vivere il borgo. La funivia rappresenta l’unico collegamento per il trasporto delle persone verso la valle. Monteviasco è raggiungibile a piedi attraverso 1.442 gradini: una cosa è percorrerli con calma, senza pesi; un’altra è affrontarli dovendo portare la spesa, gli alimenti e tutto ciò che serve per la vita quotidiana.

La chiusura sta creando difficoltà anche sul piano sanitario. Alcune persone avevano già rinviato a ottobre visite specialistiche e controlli medici, contando sulla riapertura della funivia. Oggi, con il protrarsi della chiusura, non possono più rimandare e si trovano comunque a dover affrontare il problema di raggiungere la valle Ma la questione riguarda anche la possibilità di ricevere tempestivamente farmaci o altri beni necessari per la salute, che in condizioni normali possono essere portati a Monteviasco attraverso la funivia o la teleferica. Quando entrambi i collegamenti vengono meno, anche una necessità sanitaria può significare dover trovare qualcuno che raggiunga il borgo per portare ciò che serve.

«Per chi ha difficoltà motorie o non può affrontare i 1.442 gradini, non si tratta quindi di un semplice disagio, ma di una difficoltà concreta nell’accesso alle cure e alle necessità essenziali. Anche diversi interventi di manutenzione nelle abitazioni erano stati programmati contando sulla riapertura della funivia e rischiano ora di essere nuovamente rimandati», comunica l’associazione Monteviasco Borgo e Natura APS.

Ma anche quando è operativa, gli orari non sempre rispondono alle esigenze di chi vive a Monteviasco: il collegamento inizia alle ore 10 da valle, mentre la prima discesa dal borgo è alle 10:15. In estate, nei giorni feriali, l’ultima corsa è alle 17, mentre in inverno termina alle 16. Orari che possono essere sufficienti per una visita, ma diventano problematici per chi deve fare la spesa, sbrigare commissioni, raggiungere un appuntamento medico, lavorare o organizzare la propria giornata.

Il caso del Camoscio Bellavista è emblematico. Dopo circa otto anni di difficoltà nei collegamenti, la struttura aveva investito risorse ed energie per ripartire, assumendo impegni economici e programmando attività, prenotazioni e scadenze per i mesi di settembre e ottobre. La chiusura della funivia ha nuovamente costretto l’attività a fermarsi: il personale non può affrontare quotidianamente i 1.442 gradini e prenotazioni, banchetti e giornate di lavoro sono stati compromessi.

Se l’interruzione prevista per settembre era già programmata da tempo, una comunicazione arrivata soltanto pochi giorni prima della chiusura ha reso estremamente difficile per un’attività organizzarsi e tutelare gli impegni economici già assunti. Un preavviso adeguato avrebbe permesso di programmare diversamente il lavoro, il personale, le forniture e gli impegni già presi con la clientela. Non si tratta quindi soltanto di un disagio personale, ma di conseguenze economiche concrete che ricadono su chi, dopo anni di difficoltà, aveva scelto di investire nuovamente nel borgo.

Anche l’acqua rappresenta una questione da affrontare. A Monteviasco non sono presenti contatori individuali e viene applicata una quota fissa per famiglia, che riteniamo nettamente sproporzionata rispetto al servizio ricevuto. Fino a qualche tempo fa l’acqua delle abitazioni era regolarmente utilizzata come acqua potabile; negli ultimi tempi, invece, sono state segnalate problematiche sempre più rilevanti relative alla sua qualità, tanto che per l’acqua da bere è necessario acquistare bottiglie e trasportarle fino al borgo.

Il problema, oggi, non è una singola emergenza. È il susseguirsi di tante difficoltà che, sommate, stanno creando un peso sempre maggiore per chi vive, lavora e frequenta Monteviasco. Noi vogliamo continuare a esserci, a lavorare, a investire, a organizzare iniziative e a prenderci cura del paese ma una comunità non può vivere soltanto di buona volontà. Chiediamo che, insieme alla sicurezza dell’impianto, ci si occupi anche delle persone che da settimane vivono le conseguenze della sua assenza.

Qualcuno si è chiesto di cosa avessero bisogno le persone che vivono a Monteviasco? Di come fare la spesa, procurarsi l’acqua da bere, raggiungere un appuntamento medico, portare i rifornimenti necessari alle attività, continuare a lavorare e mantenere vivo il paese. Sono esigenze concrete, non richieste straordinarie: sono esigenze legate alla vita quotidiana e a condizioni che una comunità ha il diritto di vedere garantite.

L’associazione e i volontari continueranno a fare la propria parte, come hanno sempre fatto. Ma anche gli enti e i soggetti preposti devono fare la loro parte, mettendo in campo programmazione, ascolto e soluzioni concrete. Monteviasco è un paese, è una comunità, è fatto di persone che lo hanno scelto, che lo abitano, che ci lavorano e che ogni giorno si impegnano per tenerlo vivo», dichiarano.

Non chiediamo privilegi ma chiediamo semplicemente di poter continuare a vivere Monteviasco. E noi continueremo a difenderlo, con tutta la determinazione possibile, per rispetto di chi, con fatica e sacrificio, lo ha costruito e custodito prima di noi, per rispetto dei nostri avi, della nostra storia e di ciò che Monteviasco rappresenta. Perché ciò che abbiamo ricevuto in eredità non vogliamo semplicemente conservarlo: vogliamo avere la possibilità di consegnarlo vivo a chi verrà dopo di noi.

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