Il panorama infrastrutturale di Vigevano si appresta a vivere una svolta decisiva. Dopo anni di attese e incertezze, avanzano finalmente i lavori per completare il progetto complessivo del nuovo ponte sul fiume Ticino. Sebbene la maestosa struttura principale di 488 metri sia già svettante sopra le acque del fiume – i collaudi strutturali sono stati conclusi già a inizio 2024 – il ponte appare oggi come una “cattedrale nel deserto”, isolato e non ancora accessibile al traffico. La sfida attuale riguarda la realizzazione delle bretelle stradali, l’ultimo tassello necessario per rendere l’opera pienamente operativa.
Il piano dei lavori e i collegamenti
Per trasformare il ponte in un’arteria vitale, la Provincia ha affidato la realizzazione delle strade di accesso a un raggruppamento temporaneo di imprese guidato da Civelli Costruzioni Srl. L’investimento complessivo supera i 6,4 milioni di euro e punta a consegnare, entro la fine di aprile 2026, un sistema viario lungo complessivamente 1,7 chilometri.
Il progetto si sviluppa su due fronti principali:
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Sponda vigevanese: verrà realizzato uno scavalco sopra via Lungoticino Lido tramite un’opera prefabbricata. Questo intervento permetterà di collegarsi direttamente alla rotatoria esistente del “quarto lotto”. Contestualmente, via Lungoticino Lido subirà un restyling profondo, che include la nascita di una nuova pista ciclabile larga 2,5 metri.
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Sponda milanese: la carreggiata del ponte verrà prolungata per 770 metri in linea retta, fino a congiungersi con la ex strada statale 494, garantendo così uno sbocco fluido verso l’area metropolitana.
Una storia travagliata tra burocrazia e ricorsi
La storia di questo cantiere è lunga e complessa, iniziata lontano nel 2011. In oltre un decennio, il progetto ha dovuto superare numerosi ostacoli tecnici e amministrativi. L’ultima incognita riguarda una battaglia legale: la società Vi.cos Vigevano Costruzioni, arrivata seconda nella gara d’appalto, ha presentato ricorso contestando i requisiti di certificazione dell’impresa vincitrice.
Nonostante il clima di incertezza, sia il TAR che il Consiglio di Stato non hanno finora accolto le sospensive. Lo scorso 18 febbraio si è tenuta l’udienza di merito presso il Consiglio di Stato; si attende ora la sentenza definitiva che scriverà la parola “fine” sulla disputa legale, permettendo (si spera senza ulteriori intoppi) di rispettare il cronoprogramma che vede nel 2026 l’anno del taglio del nastro.