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L’azienda svizzera senza pietà in Italia: licenzia 70 dipendenti (da remoto), manda tutti a casa e chiude

Non arrivano segnali di apertura per la Amom Spa di Badia al Pino, in provincia di Arezzo. La vertenza che coinvolge i 70 dipendenti dell’azienda di bigiotteria aretina – licenziati con una videochiamata il 31 dicembre scorso – si aggrava dopo l’ultimo tavolo negoziale, segnando un punto di rottura totale tra la multinazionale svizzera Oerlikon-Riri e le rappresentanze sindacali.

Incontro 7 gennaio: “Dall’azienda un muro insormontabile”

L’attesissimo incontro da remoto tra la Fiom Cgil, Confindustria e i rappresentanti di Oerlikon-Riri si è concluso con un nulla di fatto. I dirigenti sindacali Antonio Fascetto e Gianni Rialti hanno descritto una situazione di chiusura totale da parte della proprietà.

Le richieste dei sindacati erano chiare:

  • Ritiro immediato della procedura di licenziamento collettivo: risposta negativa.

  • Attivazione di ammortizzatori sociali conservativi: risposta negativa (l’azienda sembra orientata solo alla cessazione di attività).

“Vogliono chiudere e mandare tutti a casa. Punto e basta – è il commento amaro dei rappresentanti sindacali – Non si possono avere atteggiamenti di totale chiusura che compromettono il futuro di decine di famiglie. Noi non ci stiamo e, soprattutto, non ci stanno i lavoratori della Amom”.

La reazione del sindaco Tavarnesi: “Decisione inaccettabile”

La notizia dello stallo conferma i timori di Andrea Tavarnesi, sindaco di Civitella. Il primo cittadino ha ribadito il suo sdegno per la scelta della multinazionale, definendola una decisione che “getta decine di famiglie nell’incubo”. Secondo l’amministrazione, l’azienda sta rifiutando ogni percorso di aiuto che potrebbe salvaguardare la continuità produttiva del sito.

Cronistoria della crisi: dagli scioperi ai licenziamenti

La crisi della Amom, che si è trascinata per tutto il 2024, è precipitata subito dopo Natale. I passaggi salienti della vicenda includono:

  1. Tagli agli stipendi: l’uso prolungato di contratti di solidarietà che hanno assottigliato tredicesime e salari.

  2. Lotte sindacali: lo sciopero e il presidio del 19 dicembre scorso sotto la guida della Fiom-Cgil.

  3. L’annuncio post-Natale: l’avvio formale dei licenziamenti collettivi nonostante le competenze e la storia produttiva dello stabilimento. La comunicazione, tra l’altro, è avvenuta tramite una veloce videochiamata il 31 dicembre 2025.

Dalla famiglia Veneri alla multinazionale svizzera

La Amom è stata per decenni un simbolo dell’oro e della bigiotteria aretina sotto la guida della famiglia Veneri (noti anche per l’impegno politico di Gabriele Veneri in Fdi e i successi di Luca Veneri nella Giostra del Saracino). Dopo l’acquisizione nel 2021 da parte di Oerlikon, il legame con il territorio sembra essersi incrinato, portando alla drammatica situazione occupazionale odierna.

Quale futuro dopo il 7 gennaio?

Il prossimo passaggio istituzionale resta il tavolo tecnico in Regione, inizialmente previsto per il 14 gennaio. Tuttavia, dopo il “no” categorico ricevuto il 7 gennaio, il rischio di un disimpegno totale di Oerlikon-Riri da Badia al Pino appare sempre più concreto. La comunità locale e i sindacati promettono battaglia per evitare che un’eccellenza del territorio venga cancellata “con un clic”.

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