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Attualità, Politica

Lombardia, la rabbia di un sindaco: “Qui è vietato nascere, morire o sposarsi”

Sulla porta dell’ufficio anagrafe di Caino, comune di duemila abitanti in provincia di Brescia, un avviso recita il divieto di “nascere, morire e sposarsi” dal 12 marzo fino a data da destinarsi. La provocazione, firmata dal sindaco Cesare Sambrici, nasce dalla paralisi operativa di un presidio essenziale rimasto privo di personale. L’iniziativa non intende ironizzare sull’assenza della responsabile dell’ufficio, distante dal servizio per diversi mesi per motivi personali, ma punta a sollevare una questione politica sulla carenza strutturale di organico che affligge le piccole amministrazioni locali.

Svuotamento degli uffici comunali

La situazione di Caino riflette un trend di erosione dei servizi di prossimità. Fino a pochi mesi fa, la pianta organica contava nove unità; attualmente, oltre al primo cittadino, restano in servizio solo quattro dipendenti. Le ragioni delle dimissioni spaziano dalla ricerca di sedi più vicine al domicilio alla mobilità verso enti di maggiori dimensioni o verso gli uffici della Provincia di Brescia. Tra le figure mancanti figura anche la segretaria comunale, che supportava le attività dello stato civile.

Il tentativo di attingere a una graduatoria di dodici profili per le emergenze non ha prodotto risultati, a causa dell’indisponibilità dei candidati. Secondo il quadro normativo attuale, la sostituzione del personale cessato non può avvenire prima di sei mesi. Tale stallo ha spinto Cesare Sambrici a richiedere il supporto della Prefettura e dei comuni limitrofi, i quali tuttavia non dispongono di risorse umane eccedenti da distaccare.

Gestione dell’emergenza e prospettive di assunzione

In attesa di un bando congiunto con il vicino comune di Nave, previsto per aprile con l’obiettivo di rendere operative le nuove figure entro luglio, il sindaco ha assunto direttamente le funzioni dell’ufficio anagrafe. Per far fronte alle procedure legate al referendum sulla magistratura, l’amministrazione ha coinvolto un ex funzionario in pensione con quarant’anni di esperienza. Tuttavia, l’aggiornamento dei sistemi informatici avvenuto dopo il suo congedo richiede un periodo di riallineamento tecnico alle nuove procedure.

“Ieri ho fatto io un certificato di residenza” ha dichiarato Cesare Sambrici, sottolineando come l’approccio ironico serva a stemperare le tensioni burocratiche, pur ribadendo che la priorità resta la salute pubblica rispetto alla tempistica dei documenti.

Il contesto nazionale e i dati Anci

Il caso bresciano non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in una crisi sistemica certificata dall’Anci. Un recente rapporto dell’Associazione nazionale dei comuni italiani rileva che, a fine 2024, i dipendenti a tempo indeterminato nei centri sotto i cinquemila abitanti erano 53.228, segnando una contrazione del 14% rispetto ai 61.795 del 2013.

Le criticità identificate riguardano la scarsa attrattività del pubblico impiego nei piccoli centri, penalizzata da livelli retributivi contenuti e complessità logistiche. I dati indicano che un terzo dei comuni monitorati opera con un massimo di cinque dipendenti, determinando quella che l’Anci definisce una “condizione strutturale di emergenza organizzativa”.

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