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Attualità

Michela, Roberto, Egidio e gli altri. Rebbio, quando (dopo il lockdown) il cliente perfetto è il vicino di casa

Tra chi sceglie di prolungare gli orari di apertura della propria attività e chi invece è costretto a ridurli per la mancanza di clienti in alcuni momenti della giornata, anche il quartiere di Rebbio sta lentamente ripartendo.

Certo, saltano subito all’occhio le strade semi-deserte, complici anche le giornate non proprio estive dell’ultima settimana. Tuttavia, i commercianti e i ristoratori del luogo testimoniano il ritorno alla vita, a un ritmo decisamente più rilassato ma che dà speranza.

“Siamo sempre rimasti aperti con la parte di tabaccheria, anche durante il lockdown – spiega Roberto Citterio, titolare del bar-tabacchi Citti in via Varesina – ma c’è ancora un po’ di timore in giro. Le persone in due mesi hanno perso l’abitudine di fare colazione al bar, chi per paura e chi perché ha cambiato modo di lavorare con lo smart working. I clienti continuavano a venire per i servizi della tabaccheria, ho anche conosciuto tanta gente nuova del quartiere che doveva per forza rimanere in zona. Con il bar abbiamo invece alti e bassi, già prima del lockdown non era un periodo molto fiorente ma ora stiamo cercando di riprenderci. Infatti, ho modificato l’orario dell’attività per riabituare la gente a venire da noi, garantendo un’apertura sette giorni su sette, soprattutto per attirare il cliente di quartiere”.

Non solo bar e tabacchi: anche panifici e pasticcerie stanno affrontando la ripartenza dopo l’emergenza Covid. Egidio Maffia, titolare del panificio Maffia, ne è una testimonianza. “Pensiamo che tutto sommato sia un periodo abbastanza positivo – spiega Maffia – anche durante il lockdown la gente rispettava le regole, non abbiamo mai avuto molti problemi. Il lavoro è calato un po’, per la maggior parte nel reparto pasticceria dove abbiamo visto un 50% in meno perché sono spariti compleanni, comunioni, cresime che adesso si possono festeggiare solamente con poche persone. Il pane viene comprato un po’ meno ma qui le perdite sono intorno al 20%. Tuttavia, abbiamo deciso di ridurre gli orari tenendo aperto solo la mattina perché manca la clientela al pomeriggio. Consideriamo che la gente ha pochi soldi, nonostante ciò i nostri clienti fidelizzati sono rimasti sempre. Abbiamo perso la gente di passaggio, ad esempio chi andava al lavoro attraversando questa via, ma è rimasto il quartiere”.

Spostandoci in via Pasquale Paoli, non mancano l’ottimismo e la voglia di riprendersi al meglio, confermando l’importanza della clientela locale. Lo spiega bene Michela Malpede, titolare del bar Pinocchio. “Purtroppo c’è stata molta confusione prima, durante e subito dopo il lockdown – commenta – avevamo preso plexiglass, igienizzato più del dovuto anche per garantire la massima sicurezza ai clienti. Abbiamo affrontato abbastanza bene la situazione, grazie a tanti anni di attività alle spalle e una clientela fidelizzata, ma ci immedesimiamo nei locali nuovi in difficoltà o che non hanno potuto riaprire. Noi ci mettiamo tanto ottimismo e una grande voglia di ricominciare. Fortunatamente abbiamo a disposizione tanti spazi anche all’esterno, per cui il lavoro si svolge in totale sicurezza. Ci manca molto la clientela che frequentava la scuola qui vicino e si fermava per fare colazione, abbiamo deciso di fare alcune promozioni per incentivare chi non ha lavorato e per cercare di mettere a proprio agio la gente. Nelle prime settimane di riapertura chiudevamo a mezzanotte, ma ora teniamo aperto fino alle 2 di notte perché molti ragazzi quando finiscono di lavorare iniziano a venire da noi per bere qualcosa. Unica nota negativa di questo momento, che mi fa un po’ rabbia, è che i controlli sono molto più severi nei quartieri fuori dal centro di Como. Sarebbe giusto fare le verifiche in egual modo, perché anche noi lavoriamo come i locali centrali e quindi meritiamo lo stesso trattamento”.

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