Un vero e proprio scandalo, quello scoperto dalla Polizia Locale di Como dopo attente indagini effettuate nelle ultime settimane, che ha portato alla revoca di ben 177 permessi intestati a persone disabili o invalide per accedere alla Ztl del centro città e sostare.
I pass in questione non erano più utilizzabili, in particolare, per due motivazioni: appartenevano a una persona che ne aveva fatto richiesta per invalidità temporanea ma erano scaduti, oppure – fatto ancora più grave – erano intestati a persone disabili decedute. In quest’ultimo caso, i familiari non avrebbero restituito il contrassegno continuando in molti casi a sfruttare l’accesso agevolato in Ztl. Considerando che ad ogni pass possono essere associate fino a tre targhe, sono oltre 530 le auto che sarebbero potute entrare in centro città abusivamente negli ultimi sei mesi.
“Il fatto di essere stati in zona rossa, dovendo pattugliare molto di più il territorio, ci ha dato la possibilità di lavorare con maggiori controlli – così l’assessore alla Polizia Locale Elena Negretti – mi ha fatto molta specie vedere che questi permessi scaduti siano relativi all’ultimo semestre, è un dato significativo. E su un totale di circa 2.500 pass disabili che al momento risultano rilasciati, quelli revocati rappresentano circa il 7% e non sono pochi”.

Le indagini delle Forze dell’ordine sono partite da controlli incrociati tra i dati raccolti dagli agenti in Ztl e quelli presenti in archivio. Hanno contribuito, poi, le telecamere posizionate in città. Le verifiche si sono inizialmente concentrate sulle ultime settimane, andando poi a ritroso per risalire a tutti i contrassegni scaduti negli ultimi sei mesi.
“E’ normale che la Ztl fosse meno frequentata per via della zona rossa – aggiunge il comandante della Polizia Locale Vincenzo Aiello – questo ha evidenziato la presenza di determinati veicoli in sosta per più giorni, da lì siamo partiti con le verifiche”.

Come riferito dallo stesso comandante Aiello, oltre il 90% dei pass ritirati apparteneva a persone decedute. “E’ un numero enorme – osserva Aiello – d’altronde i permessi per le persone disabili o invalide permettono di entrare e parcheggiare in Ztl anche ai familiari, basta che ci sia la persona stessa a bordo. Quindi sono molto utili. Ma, nel momento in cui colui a cui è intestato viene a mancare, vanno assolutamente restituiti”.
Nonostante manchi ancora un dato preciso su quanti effettivamente utilizzassero i contrassegni scaduti o non più validi per decesso del familiare con disabilità, la questione pone non poche riflessioni (condivise anche da Anmic Como). “Non saprei dire se ci sia stata della cattiva fede – spiega l’assessore Negretti – o almeno spero che non sia così per tutti i 177 casi di pass ritirati. Ho visto molte difficoltà nel fare recapitare al Comune i permessi intestati a persone decedute, per restituirli, anche a causa della situazione che stiamo vivendo. Tuttavia, le limitazioni possono aver portato qualcuno ad approfittare del pass”.

Come riportato dal comandante Aiello, i contrassegni revocati alle persone defunte erano comunque in corso di validità. I permessi hanno scadenza di 5 anni ma in media gli intestatari dei pass revocati – secondo quanto rilevato dalla Polizia Locale – sarebbero deceduti dal 1 gennaio 2020 in avanti. Ad ogni modo, se effettivamente i familiari ne avessero approfittato in questo arco temporale, sarebbe comunque molto grave.
“Il fatto rilevante non è tanto l’utilizzo del pass dopo la scadenza – conclude Negretti – perché è ormai da un anno che siamo in una situazione dove le regole cambiano di settimana in settimana, quindi può esserci un po’ di confusione. Trovo davvero fuori luogo, però, l’utilizzo del contrassegno se il disabile è defunto. Non conosco la percentuale esatta ma anche se fosse minima, sarebbe comunque molto irrispettoso”. Le indagini stanno andando avanti per verificare, oltre ai pass disabili, anche gli altri permessi per accedere a ztl e parcheggi.
Anmic Como: “Persone prive di coscienza”
Sulla vicenda dei 177 pass disabili per la ztl di Como ritirati la scorsa settimana si esprime anche l’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi Civili di Como.

“Sicuramente il ritiro del pass, perché scaduto o perché la persona è deceduta, è una cosa dovuta e buona – premette la vicepresidente di Anmic Como, Valentina Introzzi – il problema è il modo in cui questa cosa avviene. Non può essere solo una questione di buona fede, ci vogliono più controlli. Purtroppo la coscienza civile spesso manca in molte persone, che vanno avanti a usare i permessi anziché restituirli. La buona fede non viene sempre ripagata”.

Una questione che, ovviamente, va a impattare anche su chi avrebbe diritto all’utilizzo del pass e diventa vittima di questi comportamenti irrispettosi. “Sono 16 anni che ho a che fare con l’Associazione – osserva Valentina – e in un modo o nell’altro, negli anni, abbiamo sempre cercato di fare capire al Comune che basterebbe un controllo incrociato, magari mensile, per verificare i pass e procedere con eventuali ritiri. Altrimenti, se ce ne sono in giro troppi, va a finire che chi ne ha davvero diritto fa fatica a ottenerlo. Non voglio assolutamente fare polemica, ma aiutare il Comune in questa sua azione”.
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